Gianluca De Rubertis ha appena pubblicato il suo secondo lavoro da solista, L’universo elegante, che è un concentrato di emozioni che si snodano tra esistenzialismo e sensualità, portando con sè due collaborazioni d’eccezione con Amanda Lear e Mauro Ermanno Giovanardi.
Ecco come l’artista ci presenta il suo lavoro!
Cos’è l’eleganza per te?
È la capacità di non insolentire il mondo con i propri schiamazzi, con le proprie sofferenze.
Qual è l’ispirazione da cui scaturisce questo lavoro?
Quella che deriva direttamente dalla vita, la vita che non si comprende.
Hai curato la regia del mediometraggio che ha anticipato l’uscita del disco. Di cosa parla “Dal Tramonto all’album?”  Come ti sei trovato nella veste di regista?
Il mediometraggio è uno studio quasi ossessivo sull’amore, quello viscerale e impossibile, gigante e siderale. Avevo scritto un racconto anni fa, poi, scrivendo i pezzi del nuovo disco, mi sono reso conto che le nuove canzoni avrebbero potuto accompagnare bene quella storia… Artinvaders.it e Studionoesis, due realtà di Milano attente alla cultura e all’arte, mi hanno permesso di realizzare, con il loro supporto, ciò che avevo in testa. Inoltre un mio grazie, un grazie decisamente sincero, va a tutti quelli che mi hanno aiutato a realizzarlo, dalla fantastica protagonista, Carlotta Pircher, al paziente e bravissimo Marco Cordaro, che mi ha supportato dal punto di vista tecnico.
Amanda Lear e Mauro Ermanno Giovanardi ti accompagnano in due brani. Come sono nate queste collaborazioni?
Per quel che riguarda Amanda è stato l’ingegnere del suono, Davide Lasala, ad avere l’idea. Poi, semplicemente, abbiamo mandato a madame Lear e al suo manager alcuni dei brani che già stavamo missando, e loro se ne sono innamorati subito. Amanda poi è stata disponibilissima, intelligente, simpatica. Invece con Giovanardi (per me e per molti Joe) è stato molto naturale, siamo già amici da tempo, io l’ho accompagnato in tanti concerti nell’ultimo periodo; tra di noi è nata un’amicizia sincera, i nostri gusti e i nostri stili si affacciano da medesimi balconi e mirano panorami molto simili… È un onore avere la bellissima voce di Joe nel mio album.
Oltre a loro sono tanti gli artisti che hanno collaborato e suonato con te. Ce li presenti?
Non saprei né potrei ricordarli tutti. Di recente ho lavorato ad alcuni testi di Dellera, in passato ho collaborato con Federico Fiumani, Dente e molti altri colleghi.
“Labbracadabra” e “Sotto la tua gonna” si contrappongono a brani come l’esistenziale “Chiedi alla polvere”. Sensualità e spiritualità possono convivere?
Basti osservare alcune sculture del Bernini, l’estasi spirituale produce nei corpi le torsioni più sensuali che si possano immaginare, anche se nel deliquio siamo assenti da noi stessi…
“Brucia come brucia” parla delle paure infantili che ancora ci attanagliano nell’età adulta?
Non proprio, parla della sofferenza più in generale. Il dolore del bimbo, spesso giudicato dagli adulti risibile (un ginocchio sbucciato sembra essere cosa da niente a chi l’ha già esperito) è dolore assoluto, qualsiasi sofferenza è assoluta, dipende solo dalla quantità di benessere che essa va ad inficiare.
L’album si chiude con “Quello che resta”. Cosa vorresti che rimanesse dopo l’ascolto de “L’universo elegante”?
Mi piacerebbe, ma so di essere troppo ambizioso, che restasse quella minima sensazione di benessere che ti coglie quando hai riflettuto per un po’ e ti sei reso conto che quel dolore che ti attanagliava si è chetato un pochino.
Quando potremo ascoltarti in tour?
Sono in giro a presentare il mediometraggio e per diversi live piano-voce, presto aggiornamenti anche relativi al full band. Come al solito basta dare un’occhiata ai social per saperne di più.
Egle Taccia

 
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