Diversions è il titolo dell’album con cui, lo scorso 4 settembre, hanno debuttato i toscani Farewell to Hearth and Home: Athos Molteni (ukulele e voce), Diego Boboli (sintetizzatori, piano elettrico, percussioni e voce), Marco Balducci (chitarra acustica, cembali e voce), Francesco Fanciullacci (batteria e voce), Nicola Beneventi (basso) ed Emma Lanza (violino, piano elettrico, cembali e voce). Vincitori nel 2012 del Rock Contest, scopriamo insieme chi sono e su quali binari viaggia la loro musica!
 
Partiamo dall’inizio, dall’anno in cui vi siete formati, l’occasione che vi ha fatto incontrare e i momenti salienti di questa vostra avventura musicale
Dopo la pubblicazione del Domestic Ep nel 2010, Athos e il maestro Diego Boboli stavano tentando ( con risultati discutibili, a dire il vero ) di allestire un ibrido acustico/elettronico per portare dal vivo i brani di quel lavoro, appoggiandosi esclusivamente su una formazione a due. Fortunatamente, l’amicizia con i Granprogetto ( scioltisi da poco con grave danno della musica italiana ) e la militanza di Boboli nei Mitici Gorgi hanno permesso ai Farewell to Hearth and Home di venire soccorsi da una nutrita compagine di musicisti che si sono votati alla causa. Dopo neppure un anno di lavoro insieme è arrivata la vittoria al Rock Contest 2012. Dopo ci siamo barricati in studio ad arrangiare, registrare e produrre Diversions.
 
Come mai avete scelto di chiamarvi così? Perché avete deciso di dire addio al focolare domestico? Eppure avete registrato il disco in una fattoria di Legri, vostra culla battesimale, in un contesto decisamente molto domestico…
La fattoria di Legri sta acquisendo un’aura mistica che promette di scivolare nella leggenda. Ne siamo molto contenti. Tuttavia sono previsti dei lavori di manutenzione piuttosto seri nel prossimo futuro, per cui il nostro avamposto campestre dovrà essere sostituito, almeno temporaneamente. Penso che il nome della band germogli dall’atteggiamento lirico piuttosto che da quello musicale: in tutti i brani affiora una traccia di malinconia, di spaesamento, di timore del futuro che in qualche modo ricorda la transizione che si patisce quando si diventa adulti e siamo chiamati a lasciarci alle spalle il focolare domestico.
 
Descriveteci  Diversions, svelateci il filo conduttore , se c’è , che lega i testi dei dieci brani che lo compongono
Noi immaginiamo la tracklist dell’album come un decalogo di stratagemmi per resistere ed esorcizzare quel senso di abbandono di cui parlavamo prima. È una mappa di sentieri alternativi per orientarsi nel mondo approcciando le cose dal loro versante nascosto. Sentirete di Canberra che viene sradicata da argani per la manipolazione della gravità, di Leonard Nimoy che resiste cocciutamente alle avances di una terrestre vogliosa, di come una zattera di navigatori borgesiani sorvegli tutte le isole della Terra per scongiurarne la dispersione, e altre storie del genere.
 
Quale genere musicale rappresenta maggiormente l’anima della vostra musica?
Domanda insidiosa. Davvero non sapremmo rispondere. L’etichetta che ci è rimasta attaccata addosso con più tenacia è quella che recita folk/wave agreste, ma rimettiamo il giudizio sulla sua correttezza a voi e ai vostri lettori.
 
L’inglese in che modo “aiuta” la vostra espressività? Avete mai composto canzoni in italiano?
Per la nostra musica l’inglese non è uno strumento che aiuta a fare una cosa che sarebbe potuta essere fatta in maniera diversa. Le canzoni nascono dalla musicalità e dalla scansione metrica che culla la lingua anglosassone. Per questo troviamo un po’ sbilenchi i suggerimenti che ci chiedono di misurarci con l’italiano, che, oltretutto, troviamo una lingua spaventosamente più complessa da maneggiare con buoni risultati.
 
Sarebbe una grande emozione se poteste aprire il concerto di quale band?
Snoccioliamo qualche nome senza troppi filtri: il gioco è più divertente. David Bowie ( che non è una band, e solo Dio sa se tornerà a transitare su qualche palco ), Sigur Ros, The Cure, Elbow, Arcade Fire, The Divine Comedy, The Smiths ( utopia anacronistica ), Gomez. Pescate dal mazzo quello che vi stuzzica di più!
 
Laura De Angelis
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