I The Hacienda, band fiorentina nata nel 2003 e composta da Alessandro Gianferrara (voce e chitarra), Donato Guitto (chitarra), Francesco Perini (tastiere), Andrea Palombi (voce e basso) e Gimmy El Helou (batteria), tornano con un EP omonimo, presentato durante il tour estivo, e che uscirà nel mese di ottobre su Black Candy Records con distribuzione italiana Audioglobe. Conosciamoli meglio insieme!
 
Raccontateci  quando avete deciso che sareste stati i  The Hacienda
Eravamo tutti accomunati dalle stesse passioni dal britpop al calcio e venivamo da parti differenti della città. Ci siamo trovati e conosciuti nell’unico pub frequentato da musicisti e là è nata l’idea di dare vita a una band. Un po’ per sviluppare il concetto di gang mediante la musica, ma anche per fuggire alla noia della periferia di Firenze.
 
Come nascono i vostri brani?  Ognuno di voi ha un ruolo definito o tutto avviene sull’onda dell’ispirazione?
La maggior parte dei nostri brani parte da una chitarra acustica e, di solito, cerchiamo di curare  innanzitutto le melodie. Poi, in studio, diamo una prima stesura degli arrangiamenti come una live band e da lì registriamo un primo demo per cercare di approfondire cosa non va. Ad oggi, le cose migliori che abbiamo fatto o quelle di cui siamo comunque più soddisfatti, sono quelle che siamo riusciti a portare allo stadio finale in un paio di sessions. Cerchiamo sempre di non fossilizzarci troppo ma di viverci la parte più spontanea del processo di scrittura e quello di solito funziona.
 
Di cosa parlano le vostre canzoni? E a quale genere sentite di appartenere?
I testi sono la parte più complicata di tutto il lavoro perché richiedono maggiore attenzione. Scriviamo di quello che vediamo ogni giorno, scriviamo delle esperienze che abbiamo avuto e di cosa significhi per noi essere parte di un mondo in cui una band non è minimamente nei pensieri di qualsiasi individuo. Le canzoni sono molto positive di solito e la riluttanza territoriale verso la musica, di cui da sempre è stata circondata la band, ci ha sempre convinto a rafforzare quella che era la nostra  determinazione nel proseguire col nostro progetto. Non abbiamo una singola etichetta che ci possa definire perché abbiamo comunque background musicali molto diversi ma, al tempo stesso, è innegabile che il rock’n roll sia l’essenza principale della band.
 
Il nome della band è un omaggio allo storico locale di Manchester che fu quasi una seconda casa per gruppi come New Order, Joy Division e Happy Mondays. Il vostro legame con l’Inghilterra è molto forte: abitate a Londra, avete registrato al Fish Factory Studio di Dollis Hill e la vostra musica possiede, senza dubbio, un’anima brit. Insomma, cos’ha in più il Tamigi rispetto all’Arno?
Ci sentiamo molto più a casa e più vicini al modo di vivere la musica in Uk di quanto lo fossimo stati per 10 anni a Firenze. La vita quotidiana della band a Londra, è completamente diversa da quello che era in Italia e la vera differenza la fa la gente da cui sei circondato. Il numero delle piccole e medie realtà’ musicali dalle venues, ai festival, alle etichette indipendenti è sconfinato e questo ti stimola ancora di più a fare quello che fai.
 
 Come viene percepita la scena musicale italiana nel Regno Unito?
Alcuni vecchi mods hanno un immenso rispetto per tutta la scena beat anni ’60 e altri, invece, apprezzano la Disco degli 80′ , ma per il resto non è molto popolare.
 
Una band italiana, attuale, con cui vi piacerebbe collaborare
Sicuramente i Calibro 35.
Laura De Angelis
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