Grandi ritorni ad Urbanweek! Ho di recente intervistato Erica Mou, in occasione dell’uscita del suo ultimo album Tienimi il posto, che rappresenta una tappa di cambiamento nella sua carriera d’artista. La nostra chiacchierata parla di separazioni, del modo di reagire alle difficoltà, di un album essenziale nei suoni, ma molto profondo nei testi.
Bentornata Erica!
Cominciamo a parlare dell’album partendo dalla cover del disco, che mi ha incuriosita molto. Chi l’ha realizzata?
La copertina é una tela realizzata appositamente da Paolo Troilo, un artista che ammiro moltissimo e il cui lavoro seguo da anni.
 
Che significato dai a quel lancio dalla sedia?
Come ti dicevo, Paolo ha ascoltato il disco prima di realizzare la copertina, e io credo che quel lancio sia la perfetta sintesi di queste canzoni: un salto.
Volo o caduta poco importa. Ma necessario.
 
Nel tuo ultimo singolo,  “Se mi lasciassi sola”, dici : “A volte non è facile neanche per me stare con me”. È davvero così difficile stare con Erica Mou?
E’ talmente difficile stare con un’altra persona, riuscendo a rispettarla senza tradire mai se stessi. Stare da soli é altrettanto complicato e faticoso, la sincerità della solitudine é illuminante e sa mettere in luce anche tante zone che preferivamo tenere nascoste sotto il tappeto. Quindi la risposta é: sì! 🙂
 
Com’è cambiato il tuo modo di fare musica dopo la conclusione del rapporto con la Sugar?
Sono diventata più indipendente, nel senso letterale del termine. Ho imparato tante cose che ho fatto mie. « Tienimi il posto » é un disco nato in un clima di grande libertà, avendolo prodotto in autonomia insieme ai miei musicisti, è un disco autarchico in cui avevo bisogno (e sentivo fosse arrivato il momento) di assumermi delle responsabilità maggiori. Ho anche cominciato a fidarmi maggiormente del mio istinto.
 
Il disco parla di separazioni. Qual è la tua personale ricetta per superare i momenti bui?
Non occultarli ma viverli appieno. E scrivere. E cantare.
 
Con quale stato d’animo hai cominciato a scrivere questo disco?
Ho cominciato con una grande tristezza, la maggior parte di queste canzoni nascono in un mio momento personale molto travagliato. Ma, man mano che andavo avanti, ritornavo a sorridere. Scrivere questi brani e lavorare al disco é stato talmente importante per me, un raggio di luce.
 
L’album è molto essenziale nella sua complessità. Hai eliminato molti dei suoni dei precedenti lavori. Come mai questo cambiamento?
Una delle separazioni descritte nell’ album é proprio quella da ciò che non riteniamo indispensabile. Questo é un disco di rifondazione e avevo bisogno di ripartire dall’essenzialità, di raccontare senza gridare mai. E parlo da grande amante del superfluo!
 
Quando partirai in tour? Chi ti accompagnerà?
Il tour é in fase di definizione, mi attendono ancora un po’ di appuntamenti promozionali e poi partiremo. Alternerò concerti in solo (chitarra, voce e loops) con altri in cui sarò accompagnata dalla mia band, dagli stessi musicisti che hanno lavorato instancabilmente al disco con me: Francesco Diodati (chitarra), Francesco Ponticelli (basso ed elettronica), Alessandro Marzi (batteria), Giuseppe Saponari (il nostro fonico).
Il calendario, in continuo aggiornamento, é consultabile dal sito www.ericamou.com
Egle Taccia
 
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