In questi giorni ho avuto il piacere di intervistare i WONDER VINCENT, band umbra poliedrica e simpaticissima.
Leggeteli e lasciatevi contagiare!
Ho letto che avete avuto tanti cambiamenti di formazione nel corso degli anni, mi chiedo se vi abbiano destabilizzato o siano stati motivo di crescita e fonte di definizione della vostra identità musicale.
Ogni cambiamento porta con sè scazzi e destabilizza l’umore all’interno della band. Tuttavia, non siamo mai stati delle mezze seghe, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo continuato a scrivere e suonare dando il massimo anche quando il martello pneumatico bucava il baratro. Ogni cosa che è arrivata ha portato una nuova influenza che ha alimentato ancora di più il tutto, quando la stessa se ne andava.
Quali sono le innovazioni che possiamo aspettarci in questo disco rispetto a “The Amazing of Roller Kostner”?
Ciò che ascolterete è un album totalmente differente, perchè scritto con spirito e motivazioni differenti dal primo lavoro. A questo giro ci siamo presi ancora di meno sul serio ed è stata una delle chiavi per aprirci ai nuovi pezzi. Nei mesi in studio abbiamo sperimentato tante cose per noi sconosciute fino a quel momento, siamo maturati ed abbiamo tutti degli ascolti differenti rispetto al disco precedente, potremmo dire che è un disco più sperimentale e fuori dagli schemi
 Siete stati particolarmente ispirati per aver scritto, suonato, arrangiato tutto in un solo anno?
Assolutamente si, in un anno abbiamo scritto molta musica, FIORI è una sintesi di tutto il materiale che abbiamo registrato durante le jam interminabili in sala prove. Non è stato affatto facile fare ordine ma crediamo di aver tirato fuori il meglio dal lavoro fatto in un anno. A breve ci pentiremo di non aver messo quello o quell’altro pezzo all’interno dell’album. In realtà lo stiamo già facendo e siamo soddisfatti anche di questo.
Come definite il vostro genere musicale? Quali sono i modelli italiani e stranieri a cui vi ispirate, che hanno accompagnato la vostra formazione musicale?
Ultimamente ci hanno detto: “vi hanno fatto e hanno buttato via lo stampo”. Ci piace pensarla così. Tutto sta nel capire se facciamo bene a prenderlo come un complimento.
Come pensate di promuovere l’album che uscirà proprio in questi giorni? Avete in programma dei live e se si quali?
Esattamente, gli album si promuovono live sparandoli a brutto muso e piroette demodè.
In questo periodo abbiamo organizzato 4 date di presentazione disco per il centro-nord Italia per evitare di organizzare il classico release party e da inizio Ottobre partiremo con il vero e proprio tour. Italia in lungo e largo e un po’ di estero. Per tutto il resto ci daremo da fare con lo staff, che sì stiamo creando come sempre e da ora fortunatamente abbiamo anche l’aiuto del nostro amico Gian Paolo Giabini di Lunatik, che ha creduto subito nella nostra musica.
Che importanza ricopre la dimensione live nel vostro modo di fare musica?
E’ fondamentale, sicuramente la parte migliore di questo lavoro, sia che sia l’unico o che sia il primo di altri 1300 lavori fatti contemporaneamente. E’ il modo più diretto per sparare dritta in faccia la nostra musica e la nostra attitudine alle persone che incontriamo lungo la strada.
Come vi vedete tra 10 anni?
Stratosferici e gonfi. Con svariati gatti ed altrettanti dischi alle spalle.
Anna Acconcia
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