Ho incontrato Andrea Dodicianni, cantautore poliedrico che vive fra Rovigo e Cavarzere. Dalla passione per Puccini al suo impegno per i terremotati dell’Emilia. Adora i crostacei e sogna di incontrare…
Questa canzone parla del dramma di due persone che si accorgono di volersi bene ma di avere aspettative di vita troppo diverse per poter stare assieme”. E’ la descrizione del nuovo singolo Piccadilly Line. Potresti descriverci come è nata questa canzone e cosa realmente si nasconde dietro?
L’embrione di questo pezzo è nato proprio alla fermata di Piccadilly a Londra qualche mese fa, aspettavo un’amica alle 18, l’ora di punta nella tube, dove la gente stacca da lavoro e si riversa nei pub correndo come formiche impazzite, e così mi son chiesto come potrebbe essere stato un’amore nella Piccadilly Line, sicuramente veloce, basato su cose frivole, che potrebbero lasciare spiacevoli sorprese insomma.

Howie Weinberg (Nirvana, Muse, Metallica, Jeff Buckley) nei suoi studi di Los Angeles ha curato il master, restituendo al brano un sound più internazionale. Cosa ti ha colpito del suo lavoro? Sei soddisfatto del risultato finale?


Mi ha colpito la sua professionalità e serenità nel lavorare, c’è anche da dire che le colline di Bel Air aiuterebbero chiunque a vivere con spensieratezza. Il lavoro secondo me ha subito una vera e propria svolta, è riuscito ad “aprire” un pezzo di per sè abbastanza serrato e veloce e le sue parole sono state per me una vera fucina di stimoli.
C’è qualche artista in particolare che segui da sempre con particolare ammirazione?
Il mio faro è sempre stato Giacomo Puccini, un po’ per formazione, un po’ perchè mi ricorda mia madre cantante l’opera e la mia infanzia.
Attualmente l’artista che ammiro e seguo di più è Bugo, artista vero, uno dei pochi a saper coniugare con estrema intelligenza la sfera artistica a quella musicale pur rimanendo nell’ambito del Pop, unico.

In seguito al terremoto che ha colpito l’Emilia nell’estate del 2012, sei partito volontario per le tende con la chitarra. Da quell’esperienza è nato il tuo primo Ep “Canzoni al buio”, che ha la particolarità di essere completamente scritto, registrato e mixato al buio. Cosa ti ha lasciato quell’ esperienza?

Materialmente la cosa più bella che mi ha lasciato è un piccolo scatolone contenente una decina di vinili regalatomi da un abitante del posto, dopo aver saputo della mia passione per questi oggetti; era una delle poche cose che era riuscito a recuperare integre dalla propria casa; a volte le tragedie migliorano le persone e i rapporti.
Umanamente invece più che lasciarmi qualcosa, ha cambiato il mio modo di vedere molte cose, in primis le mie priorità nella vita.

La musica italiana, tra crisi discografica e boom dei Talent show, sta attraversano un momento particolare. Cosa ne pensi da artista emergente?

Penso che la mia generazione ha una grande occasione che è internet, ed è un’arma importantissima per chi come me non ha mai avuto nessuno alle spalle ma crede e spera di avere qualcosa da dire. I talent sono una cosa molto bella, ma non fanno per me.

Ti piacerebbe partecipare al Festival di Sanremo?

E’ una delle cinque cose che vorrei fare nella mia vita. Per la cronaca tra le restanti c’è anche conoscere Bob Dylan e poter cibarmi solo di crostacei, li adoro.
Fabrizio De Angelis
 
 
 
 
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