Meglio La Terra è il titolo del nuovo album degli Nkantu d’Aziz, band palermitana molto impegnata in campo sociale, che si rifà alla tradizione Balkan- Folk, senza tralasciare varie contaminazioni che spaziano dal rock, al cantautorato e allo Ska. Li abbiamo incontrati per un’anteprima sull’uscita del nuovo album, prevista entro luglio.
Iniziamo a parlare del nuovo album partendo dal titolo. Che significato ha per voi? Cosa rappresenta?  
(Totò) “Meglio la Terra” era inizialmente solo il titolo di un brano che avevamo arrangiato in vista delle registrazioni del nuovo album. La canzone l’ho scritta dopo una chiacchierata avuta qualche anno fa con il mio giardiniere, Angelo, il quale, mentre lavorava di sotto in giardino, mi ascoltava comporre, suonare e provare alcuni brani con l’energia che ci contraddistingue. Ci vedeva uscire dalla sala stanchissimi. Ha criticato molto questa cosa, in maniera divertente naturalmente. In sunto mi spiegava quanta differenza vi fosse tra coloro i quali faticano tanto senza pensare che magari arrivare all’obiettivo prefissato è difficile o  addirittura impossibile, risultando quindi improduttivi, fatica inutile, e lui, un giardiniere che zitto zitto fatica ogni giorno, che pulisce, che suda ma almeno rimane soddisfatto perché evidenti i frutti delle sue fatiche … da qui la frase “Almeno lei [la terra] dopo tempo, la tua fatica sa ricompensare … Meglio la terra, al contrario di voi”. Una volta in studio, riascoltato il lavoro fin lì svolto, si è pensato proprio di intitolare il disco “Meglio la Terra”. Prendendo spunto dalle parole di Angelo rivolgiamo la critica a tutti gli altri, a tutti coloro che parlano sempre e che non concludono mai nulla. Alla fine, dopo che vedi ogni giorno telegiornali ricchi di notizie su un’economia che barcolla, su gente che perde il lavoro per via della chiusura delle fabbriche, insegnanti licenziati o senza cattedra, pensioni inesistenti dopo una vita di sacrifici, giovani senza lavoro, differenze sociali, soprusi e violenze, e ascolti le promesse della nostra classe politica, non ti rimane altro che pensare che forse è meglio fermarsi un attimo e riflettere, ed essere tutti un pò come Angelo e dire “Meglio la terra, sincera più divoi” … Torniamo alla politica del fare e non del dire. Ogni titolo del disco è legato a questo Leitmotiv.
I vostri brani pongono sempre l’accento su argomenti di interesse sociale. Intendete la musica come spunto di riflessione?
(Gjin) Assolutamente si e i nostri due album ne sono una conferma. La musica è uno dei più grandi veicoli del verbo, sin dall’antichità. Ci sono testi che già da soli fanno riflettere e parecchio, ma se a questi unisci la musica riesci a valorizzarne la parola e a spingere il suo significato. Li espandi così a macchia d’olio. Attraverso la musica racconti una storia, esprimi un concetto che al contrario, da solo, sarebbe di difficile apprendimento. I testi di De Andrè ad esempio, da soli sono incredibili ed esprimono paura, incertezze, rabbia, delusioni ma anche speranze, ma è con la musica che assurgono al loro significato più profondo. Ci vengono consegnati così dei veri capolavori. Non tutti sono sempre predisposti a leggere un testo con attenzione. Se parli di una violenza razziale, come ad esempio facciamo in Linea 619 oppure di mafia come ne I doveri di un postino, tra l’altro una storia vera, e a questi unisci un bel tempo Reggae o un ritmo Ska, che ti mettono in movimento, che ti fanno danzare, il significato di quelle parole arriva immediatamente. Bisognerebbe affidare alla musica i grandi testi di etica e di valori civili. Forse si riuscirebbe ad amare di più se stessi e il prossimo.
La produzione artistica dell’album è affidata ad un nome importante del panorama indipendente/alternativo italiano. Ce lo presentate e ci spiegate com’è nata e come si è svolta questa collaborazione?
(Gjin) Eravamo, come ormai da parecchie settimane, in studio a preparare il lavoro per i giorni a seguire. Si parlava nel frattempo di un eventuale produttore artistico e la scelta cadde su Francesco Moneti, il violinista dei Modena City Ramblers, che già lo scorso anno era intervenuto, col mandolino elettrico, come special guest ne “L’uomo pesce”, il brano singolo che registrammo dopo il primo album “Mi porteranno via”. Volevamo appunto pubblicare qualcosa di nuovo. Ci fu subito affinità, un ottimo feeling. Ascoltiamo parecchio i MCR e Bandabardò, le due band da cui traiamo più ispirazione. A Maggio dello scorso anno suonammo a Palermo proprio con i Modena e la cosa ha consolidato ulteriormente i rapporti con Francesco fino a giungere a quella telefonata da cui è partito tutto. Si è così messo subito al lavoro.
(Totò) Diciamo che è stato (ed è) l’ottavo componente della band. Ha scritto  personalmente le parti dove aveva pensato di intervenire.  Ci ha fatto anche un regalo grandissimo e cioè la voce di Dudu (Davide Morandi), cantante dei MCR proprio nel brano “Meglio la Terra”. Un duetto veramente fantastico che Dudu ha interpretato alla grande. Per me un onore averlo in una delle mie canzoni. Grazie Dudu … il resto del racconto lo affidiamo però alle 15 tracce che compongono il disco che presto ascolterete.
Il brano dell’album che vi rappresenta meglio?
(Gjin) Non credo ce ne sia uno in particolare. Ci sono brani a cui siamo particolarmente legati sicuramente e a cui non rinunciamo facilmente. Balcan Suite, Funerale a Tirana, The scarlet shoe, difficili non trovarli  in una ipotetica scaletta. Sono brani presenti nel nostro primo album, che Toni Carbone, che produsse appunto quel disco, ha trasformato in quello che oggi sono. Brani che ci hanno permesso di arrivare fino a questo punto del percorso. Il resto della strada la stiamo affidando ai nuovi. Ognuno di questi ha un significato per ognuno di noi o è particolarmente legato a un momento specifico. Ad esempio io sono molto legato a Balcan Suite, il primo brano in assoluto che ho suonato live con gli nKantu d’Aziz ai tempi del mio ingresso nella band. Totò non so a quale potrebbe essere legato di più, ogni singola traccia l’ha composta lui per intero, ma credo di non sbagliarmi se gli affibbio proprio Funerale a Tirana, il brano che ha scritto per sua moglie e che le dedica ogni volta quando siamo pronti a suonarla su un palco (A proposito di testi e musica, la trovo una tra le più belle composizioni di Totò. Ascoltatela).
Che generi avete esplorato in questo nuovo lavoro?
(Totò) Più che di generi parlerei di uno stile nKantu. C’è tutto all’interno di un nostro album. Accontentiamo l’ascoltatore del genere Ska, quello del Reggae, quello del Rock, quello del cantautorato, quelli dello swing o della Bossa nova. Non ci piace rimanere dentro a un genere, in confini ben delineati e trarre musica solo da quegli schemi. Certo, capiamo benissimo che è utile averne uno di riferimento da cui partire ma posso affermare che si parte in un modo e si finisce con tutt’altro. Arrivo spesso in studio con un’idea su cui ho lavorato magari la settimana prima, ispirato da sonorità balcaniche o swing. Si ascolta, si inizia a gettare le basi e si finisce, ad esempio, col suonare un tango!!! Tutto è imprevedibile con noi. Mischiamo parecchio ed è molto divertente oltre che istruttivo. Quindi spazio alla creatività.
Che periodo sta vivendo la musica in Sicilia?
(Totò) Ti dirò, a livello discografico non è seconda a nessuna. C’è molto fermento e attività musicale “di studio” e tantissima attività concertistica a livello nazionale. Tantissimi sono i talenti che seguono personalmente il proprio lavoro e che cercano di portar avanti un progetto, di gruppo o solista, con idee parecchio chiare sul da farsi. Tantissimi sono anche i produttori artistici che si mettono a disposizione per un lavoro più professionale (vedi ad esempio Toni Carbone, in continua attività) . E poi ci sono tantissime bands che si sono ormai affermate o che sono in procinto di. Si comincia a volgere lo sguardo anche a questa terra. Non che sia mancato in passato, anzi, ma vedo più particolare attenzione da diverso tempo.  Quest’anno abbiamo visto tutti il Concertone del Primo Maggio di Roma e tantissimi erano i gruppi provenienti dalla Sicilia, vedi appunto i Tinturia, Levante, NiggaRadio e ancora il nazionale Mario Venuti e Mario Incudine. Vedi ad esempio il Festival di Sanremo,diversi sono i siciliani tra le nuove proposte. Questo per citare i grossi eventi, ma bisogna vedere anche i festival cosiddetti di nicchia, che poi tanto di nicchia non sono, non so il Premio Tenco, Musicultura, il M.E.I e diversi altri festival indipendenti di livello nazionale, che ogni anno ospitano bands provenienti da ogni parte della Sicilia, molte delle quali vincitrici di premi .
Dove presenterete l’album?
(Gjin) In realtà l’album verrà presentato ad ogni nostro concerto. Non abbiamo scelto una location specifica, non almeno ancora. Ne abbiamo parlato e l’attività concertistica è il miglior veicolo per presentare il nuovo progetto. Ogni palco, ogni città che ci ospiterà sarà la location ideale per presentare “Meglio la Terra”. Ai concerti cerchiamo di dare sempre il massimo, quindi quale migliore occasione.
Avete già in programma delle date per questa estate? Ci volete anticipare qualcosa?
(Gjin) Diversi sono i live. Il calendario è in continuo aggiornamento. Stiamo girando tutta la Sicilia partecipando a diversi Festival: Priolo, Noto, Sciacca, Collesano, Marineo, Messina, Palermo, Catania, Agrigento,  in molti dei quali faremo anche da band di supporto (Vedi Noto il 18 Luglio, insieme a Qbeta per i Napoli Centrale, A Sciacca, il 6 Agosto suonerà con noi Francesco Moneti, Collesano, il 29 Agosto, per i Meganoidi.). Da settembre si sta pensando anche qualcosa per l’estero ma al momento non ci sbilanciamo. Vi consiglio di dare uno sguardo alla nostra pagina Facebook per tenervi aggiornati sulle  date – https://www.facebook.com/pages/Nkantu-dAziz/118928944800081?pnref=lhc – e anche per sapere dell’avvenuta pubblicazione dell’album, ormai questione di giorni … ah, visto che vi trovate lì un “Mi piace” è gradito. [ride]
Grazie a UrbanWeek e a Egle Taccia!
Totò Grilletto e Gjin Schirò
Io ringrazio loro, per la loro infinita disponibilità e per l’affetto che dimostrano sempre nei confronti della nostra redazione.
Egle Taccia
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