Recentemente è uscito Piano terra, secondo album della band romana Inna Cantina Sound, balzato al primo posto nella classifica di iTUNES e che sembra candidarsi tra le realtà musicali più originali all’interno della scena alternativa italiana.
Genesi di una band: quando è iniziata la vostra avventura?
Qualche anno fa, nel 2010 o giù di lì. Gianmarco e Riccardo ancora giovani imberbi, spinti da un amore viscerale per il reggae, armati di microfono e basi cominciano a farsi le ossa tra scuole e centri sociali. E’ proprio in uno di questi che s’incontrano con alcuni membri della futura band, allora legati a un progetto funk-rock militante anch’esso tra licei e localacci. Il tutto succede mentre si condivide lo stesso palco, come una jam improvvisata alla quale però lo sparuto pubblico di allora risponde con entusiasmo tale da spingere i ragazzi ad unirsi sotto lo stesso nome. Naturalmente nel corso del tempo la formazione della band è cambiata, ma i membri fondatori, così come lo spirito sono rimasti gli stessi.
Scontato, ma necessario, chiedervi da dove trae spunto la scelta di chiamarvi  Inna Cantina Sound
Ogni sound che si rispetti deve avere un nome che lo contraddistingua, in questo caso il nostro è un riferimento esplicito alle nostre origini, al luogo dove il progetto ha avuto inizio: una cantina umida, un paio di microfoni, una cassa malfunzionante e il gioco è fatto. E’ un nome semplice che rappresenta la genuinità di un gruppo di ragazzi con la sola voglia di condividere l’amore per la musica in ogni sua forma.
La vostra musica parte dal reggae passando per ska ,surf, funky arrivando fino alla drum and bass e all’elettronica, con un’attenzione anche verso il mondo del pop e dell’ hip-hop. Una scelta stilistica o la voglia di non essere “catalogabili”?
Ciascuno di noi ha influenze musicali e interessi molto diversi, così come lo sono i vari background: dal jazz all’elettronica, dal funk all’ heavy metal. Questa varietà non è frutto di una scelta consapevole, ma il risultato del libero incontro tra musicisti alla ricerca di un loro stile personale che viene prima di qualunque etichetta di genere. Il reggae, grazie alle sue molteplici sfaccettature, ci ha permesso, pur seguendo una direzione comune, di esprimere liberamente il carattere di ognuno e di spaziare attraverso i generi. Ciò che amiamo del reggae è la sua universalità; è una musica che arriva davvero a tutti. Proprio per questo ci viene spontaneo “mescolarlo” con stili così eterogenei.
I vostri brani ,divertenti e ballabili, in realtà, coinvolgono il pubblico per il carattere di denuncia sociale che possiedono. In particolare, quali sono le tematiche che più vi stanno a cuore?
Siamo ragazzi che, come altri della nostra generazione, vivono un particolare momento storico cercando di trovare qualcosa che ci rappresenti in questo crescente caos sociale e mediatico. In passato abbiamo toccato tematiche politiche e sociali piuttosto calde, vicine agli ideali dei movimenti studenteschi che sono stati fondamentali per la nostra crescita personale e artistica e attraverso cui abbiamo conosciuto alcune tra le persone che più ci hanno ispirato e sostenuto durante il nostro percorso. Nel nuovo album parliamo del quotidiano, dei problemi di tutti i giorni e del modo in cui ognuno prova ad affrontarli. Avendo il privilegio di poter essere ascoltati abbiamo raccontato, con quella vena di spensieratezza che ci contraddistingue, diverse situazioni senza anteporre un nostro personale giudizio.
Molti i featuring presenti nell’album come Brusco, Piotta (produttore del disco ), Adriano Bono e Virtus: in cosa ognuno di loro è riuscito ad arricchire il vostro progetto?
Sono tutti personaggi importanti nella scena reggae e non solo, veri artisti  verso i quali abbiamo sempre nutrito massimo rispetto. Ognuno di loro grazie alla grande esperienza e professionalità, sia in studio sia live, è riuscito ad integrarsi ed amalgamarsi con il nostro gruppo aggiungendo, con il proprio stile personale, un tocco di ironia, carica e talento. Piotta, il produttore del disco, fin dall’inizio ci ha mostrato la sua fiducia e il suo sostegno, cosa che ci ha spinto ancor di più ad arrivare fino in fondo alla realizzazione di questo album. La sua verve e la sua voce aggiungono quel quid ad un pezzo come “Nivea” che senza di lui non sarebbe stato lo stesso. Brusco è senza dubbio una delle voci più note di questo genere in Italia ed ha collaborato attivamente con noi, mettendosi veramente in gioco con entusiasmo e dedizione. Siamo onorati di aver avuto la possibilità di lavorare con un big come lui. Virtus con il suo talento non solo ha prestato la voce a una canzone a cui teniamo molto, ma ha anche co-prodotto il disco occupandosi del missaggio dell’intero album. Adriano Bono oltre ad essere per noi un fratello maggiore dall’innata simpatia, è un personaggio eclettico senza eguali, al quale non a caso abbiamo affidato il featuring di “Fuori C’è Il Sole” singolo molto importante che ha lanciato l’album. Ultimo, non per importanza, è il nostro amico di vecchia data Sealow, che a nostro dire rappresenta, tra i giovani, una delle voci più promettenti del reggae non solo italiano e ci riteniamo più che fortunati a poter vantare una collaborazione con lui all’interno del nostro album. Da parte del gruppo va un ringraziamento speciale a tutti loro, grandi artisti ma prima ancora grandi amici con i quali speriamo di poter ripetere queste fantastiche esperienze.
“Piano terra” è un titolo ambiguo da un punto di vista semantico: un progetto per salvare il pianeta Terra o, più semplicemente, la base di un edificio (artistico) ancora da costruire?
Il titolo dell’album è volutamente ambiguo per dare motivo a tutte le interpretazioni di essere egualmente valide. Può rappresentare la nostra crescita artistica: il passaggio dalla cantina al piano superiore. Un piccolo passo che ci mantiene con i piedi ben saldi a terra ancora vicini alle fondamenta di questo “palazzo artistico” nella speranza, un giorno, di arrivare al superattico. Questo titolo può rappresentare anche un piano per la conquista del pianeta terra, concerto dopo concerto, album dopo album, riusciremo a diffondere il nostro messaggio fino agli antipodi del globo. A prescindere dal significato scelto “Piano Terra” è la nostra dichiarazione di intenti: vogliamo crescere e fare buona musica, facendo divertire ma anche riflettere.
Laura De Angelis
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