Erio è il nuovo talento de La Tempesta Dischi. Non appena è stato pubblicato il suo primo singolo, ha fatto parlare di sè. Quando ho ascoltato per la prima volta i suoi brani, ho pensato: “Devo assolutamente intervistarlo!!”. La sua musica fonde una voce incantevole, su melodie ricercate ed originali. E’ da poco uscito un Digital 45 contenente due brani, The Reason e Torch Song, pensato come i 45 giri di una volta. Inutile dirvi l’attesa che c’è attorno alla pubblicazione del suo primo album, prevista per il prossimo autunno.
Conosciamolo!
Ho letto la tua biografia e mi ha colpita molto la tua storia. Ci racconti di come hai cominciato?
Credo che non ci sia stato un vero e proprio momento nel quale io abbia cominciato a cantare o scrivere canzoni, o, almeno, io non ne ho memoria. Fin da molto piccolo ho sempre cantato, disegnato, scritto racconti e filastrocche.
Durante gli anni delle superiori, ho provato diverse volte a formare una band, ma le mie idee bislacche non hanno mai avuto un grande appeal sui miei coetanei, quindi ho fondamentalmente continuato a scrivere le mie canzoni in totale solitudine. Spesso erano solo testi, sia in italiano che in inglese, con annotazioni di melodie e di accordi, che ‘’trovavo’’ suonando (male) il flauto dolce e la chitarra classica, gli unici due strumenti che avevo in casa.
Quando ho finito la scuola e ho cominciato a lavorare, sono riuscito finalmente a comprare il mio primo computer e così ho cominciato a registrare, elaborare e stravolgere tutti quegli appunti che avevo collezionato negli anni. Purtroppo erano per la maggior parte materiale pessimo!
Per diversi anni, quindi, ho provato a migliorare i miei lavori, sia dal punto di vista della scrittura che dell’esecuzione e quando mi sono sentito vicino ad un risultato buono, ho fatto ascoltare i pezzi ottenuti a qualche persona, che mi ha convinto ad inviare qualche demo a destra e a manca. Uno di questi demo ha raggiunto Enrico Molteni de La Tempesta…
Hai fatto innamorare La Tempesta Dischi, ci racconti com’è cominciata questa collaborazione e quali artisti hanno collaborato con te all’uscita dei tuoi primi singoli?
Tutto è cominciato con un demo. Dopo qualche scambio di mail, ho incontrato Enrico, che mi ha proposto di lavorare insieme ad un album. La sua idea iniziale era quella di presentarmi a Paolo Baldini, che aveva da poco cominciato a collaborare con i Tre Allegri Ragazzi Morti e, anche se c’è stato qualche contatto con altri produttori, alla fine abbiamo deciso di lavorare insieme. Alle registrazioni dei primi quattro pezzi usciti, hanno partecipato, oltre a Baldini stesso, Giulio Frausin (The Sleeping Tree, Mellow Mood) alla chitarra, Luca Masseroni (Tre Allegri Ragazzi Morti) alla batteria, Filippo Buresta (Mellow Mood) al piano elettrico ed acustico, F. Arnosti al contrabbasso e Zeno Tami ai fiati.
Come ti sei trovato a lavorare con Paolo Baldini?
Benissimo! Ha creato subito un rapporto alla pari, grazie al quale non mi sono sentito in soggezione tanto quanto la mia timidezza patologica mi avrebbe sicuramente fatto essere altrimenti.
Questo si è rivelato molto importante perché, non avere abbastanza confidenza da dire la mia riguardo alla direzione che le canzoni hanno preso, sarebbe stata una tortura per me che sono gelosissimo della mia musica.
Inoltre è stato molto paziente. Per esempio, quando mi sono messo in testa che il 50% delle “S” nell’album fossero scorrette foneticamente (perché a volte sono un po’ paranoico), Paolo ha acconsentito a rimuoverle chirurgicamente e a sostituirle con altre che consideravo più “esatte”. Con una richiesta così, aveva tutto il diritto di cacciarmi dallo studio e non lo ha fatto! Sono riconoscente.
Un successo immediato ti ha portato ad essere paragonato a nomi mondiali come Björk e Tracy Chapman, Bon Iver ed Elisa e per finire Sigur Rós. Tu a quale artista ti ispiri? Chi vedi come modello?
Ci sono stati tantissimi artisti che mi hanno insegnato qualcosa, ma credo di essere riuscito a non vergognarmi dei miei lavori solo quando ho cominciato a sentirmi slegato da quello che hanno fatto o stanno facendo gli altri.
Dovendo fare dei nomi, ho avuto una vera e propria ossessione per Lauryn Hill, verso i 13-14 anni, e qualche anno dopo per P.J.Harvey . Per la musica classica, la mia ultima fissazione è John Adams.
I tuoi singoli sono pubblicati un po’ come i 45 giri di una volta, con un lato a ed un lato b. Sei per caso un appassionato di vinili e di analogico?
In realtà questa è un’idea tutta di Enrico! E’ un’idea troppo elegante per essere mia!
Conosco, a livello tecnico, i motivi per i quali la registrazione analogica possa essere considerata, per molti versi, migliore di quella digitale, ma in linea di massima sono abbastanza indifferente al supporto sul quale la musica viene condivisa. Non ho neanche nostalgia per il vinile in sé, perché appartengo all’epoca della musicassetta, che comunque non rimpiango per niente, a parte quando ne condisco il ricordo con la nostalgia per la mia infanzia.
Le copertine dei tuoi singoli stanno seguendo il fluire delle stagioni. Ci sarà ancora un’uscita in estate, in attesa che arrivi l’intero album in autunno?
Penso che, se ci sarà, arriverà, un po’ come le precedenti, all’improvviso!
Hai già scelto la band che ti accompagnerà in tour in autunno?
Sì, la band è già al completo! Ho contattato tre tra i migliori musicisti della mia zona (Claudia Natili, Matteo D’ignazi e Filippo Cosci) e ho chiesto loro se volessero accompagnarmi in tour. Ho avuto la fortuna di essermi sentito dire di sì da tutti e tre, quindi sono molto soddisfatto.
Non ci resta che attendere l’autunno per il primo album di Erio e sperare che nel frattempo ci sorprenda con un nuovo singolo!
Egle Taccia
Ph Elena Morelli
 
 
 
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