Cantautore semplice. Musicista nelle ossa, antiautoritario, anticonformista, antipatico, sovversivo, anarchico. Così si descrive Isac Pietrasanta, violinista-cantautore di origini siciliane cresciuto tra il Nord e il Sud dell’Italia e ora trasferito in Germania. Isac a 18 anni si innamora del violino e a 23 viene ammesso presso il Liceo musicale di Rimini per poi diplomarsi all’età di 33 anni. Ha collaborato con Uto Ughi e suonato per colonne sonore di fiction televisive. Insieme al suo violino ha allietato le piazze del Nord Italia per poi compiere un viaggio, il cammino di Santiago, che definisce come una svolta. Ha avuto un’esperienza come maestro di musica per far avvicinare i bambini alla sua arte. Adesso fa il cameriere in Germania e ha in serbo per noi molte sorprese. Il 27 Aprile è uscito il suo primo singoloGemme” al quale presto seguiranno altre tracce composte tra il 2002 e il 2005.
Abbiamo chiacchierato con lui per conoscerlo meglio, per scoprire di più sulla sua musica e i suoi progetti.
Isac sei un violinista, come ti sei avvicinato al violino?
Mi sono avvicinato al violino perché ha un fascino particolare e innegabile. È uno strumento che sembra inaccessibile e difficile. Per me è stata un’impresa, una sfida con me stesso. Diciamo che è stato un colpo di fulmine tra me e il violino.
Come è avvenuto il passaggio dal violino, quindi dalla musica classica, al cantautorato?
Sono un amante di De Andrè, ascoltavo le sue canzoni, le cantavo, le suonavo ma non mi bastavano più. Ero in preda ad una delusione d’amore e avevo bisogno di suonare ed esprimere la mia idea. Sono passato alla chitarra dal violino perché per esprimermi non mi bastava più. Avevo bisogno di mettere in musica le parole. I miei primi lavori hanno una forte componente deandriana. 
Con quale artista sei cresciuto? Quale cantautore ti ha ispirato?
A 18 ascoltavo De Gregori, Baccini e canticchiavo De Andrè. Ma mi sono avvicinato realmente a De Andrè tardivamente, quando era morto. Vivendo in Liguria ho visto come era amato e mi restò nelle orecchie. La svolta è avvenuta in Sicilia nel 1999 quando acquistai un cofanetto contente i lavori di Faber. Da quel momento mi sono intrippato.
Cosa canti nei tuoi testi?
I miei lavori sono tutti autobiografici, sono io che mi ripropongo in diverse vesti. Raccontano la mia vita, il mio passato, alcune canzoni sono state profetiche anticipando esperienze che poi ho fatto. Il mio periodo prolifico è stato tra il 2002 e il 2005. Periodo nel quale ho scritto 26 canzoni. Canto del non amore, in “Gemme” parlo del fatto che nessuna mi ha rapito il cuore. Non sono capace di parlare dell’amore forse perché non lo conosco a fondo. Nei miei testi tratto diversi temi, anche se c’è sempre una chiave principale, una mia religiosità anche intorno alla ricerca dell’amore. C’è il mio io bambino, un sognatore che vive con in denti in una società che non comprende.
Dopo “Gemme” che sta avendo un ottimo riscontro, quando uscirà il tuo prossimo lavoro?
Nella mondo della musica ci sono musicisti di serie a, b, c e d. Io forse appartengo a quest’ultima categoria, non ho sponsor anzi mi sponsorizzo da solo. Faccio il cameriere e il musicista. Spero di far uscire il mio prossimo lavoro in autunno.
Hai suonato in piazza con il tuo violino, come è stata questa esperienza?
Il mio primo vero teatro è stato la strada. Mi definivo un artista in piazza, sceglievo la posizione quasi sempre storica, indossavo il mio frac e portavo il violinista da teatro in piazza. La strada è un posto nel quale non puoi ingannare perchè suoni davanti a chiunque dal maestro d’orchestra all’indifferente. Tu lì devi suonare ed esternare continuamente i tuoi sentimenti. Mi manca quel periodo perché suonavo tutti i giorni tutto il giorno.
Hai compiuto il cammino di Santiago, cosa ti ha lasciato?
Sono partito da casa mia con i soldi per il biglietto  per arrivare a Genova da Villanova d’Asti. Volevo suonare per guadagnarmi le varie tappe fino ad arrivare a Santiago. È stato un passo folle, ma avevo un’ idea chiara: dovevo farlo. Sono partito con 12 euro da Genova e sono arrivato a Santiago, mi sono chiesto se era merito della provvidenza o di coincidenze. Ho capito che nella vita tutto quello che succede è provvidenza.
Hai insegnato musica ai bambini, come è andata?
Volevo portare la musica nelle scuole e farmi conoscere come violinista. Così ho messo su dei laboratori dove facevo capire ai bambini cos’è la musica. Partendo dallo strumento, il violino, li incuriosivo con il gioco delle parole. Chiedevo quanti conoscessero la parola crisi e la parola anima, ovviamente la prima parola era la più gettonata. Segno questo del periodo che stiamo vivendo. Nessuno sapeva spiegare cosa fosse realmente l’anima. In realtà quella parola era legata allo strumento,nel violino l’anima è quel bastoncino interno che trasmette le vibrazioni della tavola armonica. I bambini erano molto interessati.
Violino, cantautorato, amore per la musica…come leghi queste anime nei tuoi lavori?
Diciamo che il modo di far conciliare tutto ciò ancora non l’ho trovato. Io scrivo canzoni, suono, faccio tante cose. Non è semplice mettere insieme più sfaccettature in una vita soltanto. Aspiro a riuscire a vivere le mie dimensioni in un’unica soltanto.
Thanks to Isac Pietrasanta
 Federica Monello
 
https://youtu.be/9DgCLdD3p28
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