Eccolo qui! Lo aspettavo da tanto, finalmente posso ascoltarlo…premo play e…
Una crescita incredibile! Ecco la prima cosa che mi è passata per la testa al primo ascolto di I Love You, terzo album del Management del Dolore Post-Operatorio. La seconda è stata: hanno deciso di mettere da parte gli esperimenti elettronici e hanno scelto di raccontarci un punk nudo e crudo, come dovrebbe essere, come è di solito oltre i confini nazionali. Terza cosa: complimenti per il coraggio!
Parolacce? Tante! Non buttate lì a caso, giusto per il piacere di dirle,  ma usate con talento artistico; non certo un semplice sfogo della volgarità. Rivincite? Tutto l’album lo è.
E’ arrivato il momento di dire chi sono e lo hanno fatto urlandolo in faccia a chi ha parlato male di loro in passato! Forse questo costerà alla band una scomunica a vita dagli ambienti pseudo-fighetti della musica italiana, ma sicuramente gli varrà la meritata consacrazione nell’ambiente indie-rock!
Loro, che sono nati in una delle roccaforti religiose nostrane, una partita aperta con un certo ambiente clerical-chic ce l’avevano da anni, da un primo maggio storico, in cui credevano di ripercorrere le orme dei giullari, salvo scoprire che ciò che era consentito nel Medioevo, oggi non lo si può più fare. Ma adesso è arrivato il tanto atteso momento in cui la band si è tolta l’ultimo sassolino e lo ha scagliato contro chi le aveva impedito di esprimersi!
Il terzo album per una band segna il momento in cui si deve correre verso la propria identità e quella che ci mettono davanti i MaDeDoPo è forte, spinta e tirata fino in fondo! Un disco che ha sapore di live, in cui non c’è spazio per fronzoli: solo musica e testi, oltre le convenzioni ed i limiti del lecito e del possibile!
Alcune note tecniche prima di cominciare l’ascolto insieme. L’album è stato registrato tra novembre 2014 e gennaio 2015 presso il Lignum Studio di Villa del Conte (PD) da Giulio Ragno Favero del Teatro degli Orrori. Data di nascita del disco il 28 aprile 2015 sotto la stella della Tempesta Dischi, etichetta di punta della scena indie-rock italiana. Un ulteriore balzo avanti, verso il meritato successo.
Come vi dicevo I Love You segna la maturità artistica delle due anime che stanno dietro alla band: Luca Romagnoli, con i suoi testi che uniscono spirito di provocazione ed un notevole talento letterario e Marco Di Nardo, compositore che si muove abilmente tra suoni aggressivi e tiratissimi, ma che sa sciogliersi in melodie dolcissime quando la situazione lo richiede.
Ascoltiamo finalmente il disco dell’anarchia!
Se ti sfigurassero con l’acido…Appena ho letto il titolo ho avuto un brivido e prima di schiacciare play mi aspettavo veramente di tutto, tranne che di incontrare il brano più dolce, forte, sincero e malinconico che si possa concepire. Musica e testo fanno praticamente a botte. Lui, lei e il tempo, che toglie dal volto dell’amata la sua vera identità; la bellezza si scontra con la tristezza di vedere sfiorire il volto dell’amore…e così si sceglie l’abbandono. La prima bomba è stata piazzata all’inizio dell’album!
Scimmie parte con un’autocitazione (ho un amico!) e ci trascina all’interno della follia umana. Le immaginate davvero delle scimmie che escono dalla jungla ed ordinano un Gin Lemon, ascoltando John Lennon? Senza paure e senza sensi di colpa, ci libereremo pure dei preti…e chi vivrà vedrà!
Vieni all’inferno con me è l’inno dei ragazzacci. Prendersela col cielo, perché si voleva andare all’inferno! Brano tiratissimo, chitarre a palla, cori violenti, spesso urlati, per una carica di adrenalina che si tradurrà certamente in pogo selvaggio sotto il palco durante i live. C’è da scommetterci!
Per il quarto brano Romagnoli è andato a scomodare addirittura il premio Nobel Wislawa Szymborska. Scrivere un curriculum parla di quanto oggi l’apparenza conti più del vero io, di ciò che si è visto, di chi si è conosciuto, di dove si è buttato il proprio cuore. La forza di questo brano sono anche le melodie, una meraviglia! “Scrivi come se non parlassi mai di te” è la chiave che nasconde il tutto!
La patria è dove si sta bene, ma invece di tagliarci le vene, forse è meglio tagliare la corda. Una bordata contro la nazione, che ci porta a diventare puttane che si vendono alle emozioni che offrono di più. La patria è dove si sta bene ed io sto bene lontano da te! Si poteva essere più chiari di così?
Le storie che finiscono male è un brano che ti sfonda il cuore, che ti apre ai ricordi, a quei ricordi brutti, che tutti portano con sé e non ci lasciano mai. C’è la vita reale, niente cornetti Algida per i MaDeDoPo! Il dolore non va in prescrizione e se un prete ti ha sverginato o il dottore ti ha ammazzato il figlio, non bastano preghiere e soldi per cancellare il segno che ti hanno lasciato. E’ un brano duro, crudo, uno schiaffo in faccia. Ci sono alcuni errori che sono più grandi degli altri e non andrebbero mai commessi. Chapeau!!!
Il primo maggio è il brano che tutti aspettavano! E’ la band, l’anima nuda del Management! Ricorda tantissimo la metrica e la ritmica di Auff!, ma non è certo questo a rendere memorabile il brano. Coraggio, ci vuole coraggio a dire che Dio è solo un serial killer. Ormai il dado è tratto, il momento di rispondere è arrivato! Qui sembra il Medioevo…chi avrebbe mai detto al faraone che non era perfetto, lui lo avrebbe ammazzato, lo avrebbe certo censurato! No, i Management non scherzano, non le mandano di certo a dire! Adesso vediamo che succede! Un saluto alla combriccola dell’acquasanta e prrrrrrrrr!
Per non morire di vecchiaia bisogna parlare, dire quello che ci passa per la testa, finchè prima o poi qualcuno ci arresta. Seguiamo i sogni, anche se ci mangeranno il cuore.
Il mio giovane e libero amore è tratto da uno scritto anarchico del 1921. Forse già a quell’epoca c’erano donne che la pensavano diversamente, che non volevano vivere da schiave, in balìa di un uomo. Brano perfetto per il periodo che le donne stanno attraversando! La canzone delle streghe, delle “piratesse”, di quelle col carattere forte che non vuole nessuno, se non i ladri, i poeti e i vagabondi. Brano fortissimo, il mio preferito. Un turbinio di suoni, sentimenti, in un crescendo che raggiunge l’apice al minuto 3:06, dove esplode in tutta la sua forza! Chissà che bomba ai live!
Il campione di sputo nei suoni strizza l’occhio agli anni a cavallo tra i ’70-‘80, nel testo torna a parlare di patria e politica, del campione di sputo, chiamato a rendere felice la gente poveraccia!
Lasciateci divertire è l’ultimo brano dell’album. L’inno dell’incoerenza con una sola richiesta: lasciateci divertire, appunto!
Eh si, i Management del Dolore Post-Operatorio hanno pubblicato una follia in musica, una follia bella! E se qualcuno ha qualcosa da dire al riguardo dovrebbe ricordare che in fondo questa è l’arte, questo è quello che deve essere una band punk, questo è il rock, il resto è McDonald’s!
Prima di lasciarvi, un’anticipazione: è appena stato ufficializzato che i quattro di lanciano torneranno ad esibirsi sul palco del primo maggio…quello di Taranto stavolta! Chissà cosa ci riserveranno per questa occasione!!!
Egle Taccia
 
 
 
 
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