Il folk americano gettato sul fuoco e sul mare di Sicilia. Le parole non bruciano. Non affogano. Si espandono con il calore della voce di Sterrantino.
Il nuovo disco di Mimì Sterrantino, Un Lupo sul divano, è piacevole, riflessivo, ironico e leggero.
Dieci brani, registrati insieme alla sua band, gli Accusati, in cui la tradizione nordamericana folk-country incontra l’ironia e le storie di un artista siciliano, nato in Svezia ma cresciuto a Castelmola, un paesino sopra Taormina.
Il disco si apre con due pezzi squisitamente folk, “Ringrazio l’altitudine”, impreziosita dal banjo di Francesco Frudà e “Lo Scorpione”.  In questi brani, rivoluzione e autobiografia pongono l’accento sulla necessità di cambiare le cose e riflettere in merito ai propri passi, anche se non c’è pentimento.
“L’abbandonata” è un blues-rock che prende in giro i rapporti amorosi, le apparenze e i luoghi comuni della vita di coppia, raccontando i “desideri particolarmente aggressivi” della donna, che rimprovera l’uomo perché la sta trascurando.
“Comodo” e “La Dignità” sono i pezzi più intimisti del disco. Nel primo caso abbiamo una discussione interiore, quasi una giustificazione delle scelte compiute fino ad ora nella vita.
“La Dignità” invece raccoglie delle riflessioni in merito a delle figure antiche che una volta avevano un certo peso nella società e oggi lo hanno perso, come il falegname e il fabbro, portandosi dietro un “dignità” che oggi forse difficilmente riesce a trovarsi. Il brano è un blues cupo che si integra perfettamente con questi valori perduti che Sterrantino rimpiange.
Blues che diventa più allegro e colorato in “Lo Snoopy”, che sembra raccontare di un amico reincarnato in pesce, movendosi nel mare fra pesci ed esche.
“Un lupo sul divano”, che dà il titolo all’album, è una ballata country-folk in cui si passano in rassegna tutti i fallimenti, uno dopo l’altro, cercando di trovare qualche via d’uscita, anche se il “lupo sul divano” impedisce questa nuova ripartenza. Personalmente lo ritengo il pezzo migliore di tutto il disco.
“Uno dei tanti” e “Il Sentiero” continuano la festa folk, in cui chitarre, armonica, banjo e mandolino si rincorrono senza sosta per raccontare uno sfruttamento “artistico” nel primo caso, mentre “Il Sentiero” racconta di una fine di un percorso (amoroso?), in cui si ritorna a percorrere la strada di una volta, il vecchio percorso, fra vecchi ricordi e nuovi propositi.
“Caro Dj” è la canzone che chiude il disco. Si tratta di un divertissement in cui l’autore prende in giro la figura del dj, sottolineando la sua natura poco artistica e musicale, mettendo in risalto le distanze da un certo tipo di musica in cui i musicisti, “quelli veri”, non possono riconoscersi.
Mimì Sterrantino in questo lavoro affida al folk e al blues di matrice nordamericana il racconto della sua anima poliedrica e sensibile. “Un lupo sul divano” è un disco maturo, pieno di spunti e momenti di riflessione, che mischiati all’ironia e alla leggerezza garantiscono un ascolto godibile.
Fabrizio De Angelis
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