Via delle Girandole 10, è il titolo del nuovo album di inediti di Fabrizio Moro, uscito il 17 marzo per La fattoria del Moro/ Sony Music.

Il cantautore romano ci aveva lasciati nel 2013 con L’inizio, un disco che aveva segnato una svolta decisiva nella sua carriera: la nascita di un’etichetta personale con la quale esprimere a pieno la sua indole indipendente e libertaria. Via delle Girandole 10 continua questo percorso artistico, con la maturità data dall’esperienza e con la capacità di sperimentare e di sapersi rinnovare. Gli ascoltatori più affezionati possono facilmente riscontrare da un lato l’impronta personale che lo distingue nella stesura dei testi, e dall’altro rimanere sorpresi per le innovazioni stilistiche. Le sonorità elettroniche che abitavano il disco precedente, cedono il posto a contaminazioni in stile anni ’70, in cui si spazia dal rock, al cantautorato, al folk, e proprio quest’ultimo è l’elemento prezioso che fa la differenza e che rende questo album meritevole, un lavoro con riscontri assolutamente positivi.

Dieci sono le tracce di un album dichiaratamente autobiografico. Sembrano smorzati i toni tipici della sua incazzatura, del suo senso di giustizia e di protesta sociale, sostituiti con il racconto di storie di vita che lo hanno coinvolto personalmente, con la presenza di personaggi che hanno segnato la sua esistenza. Fabrizio quindi non si indigna più come prima, spegne la tv, chiude il giornale e guarda e scava dentro se stesso.

Troviamo brani nati per offrire un omaggio a delle persone ormai scomparse, precisamente si tratta di Tu e di Alessandra sarà sempre più bella:  Ricorderemo tutti quanti il suo sapore in un tratto di silenzio nel rumore”  di quelle vite che sembrano non spegnersi mai, perché continuano a vivere in noi.

E poi troviamo i brani più intimistici come Buongiorno papà e L’illusione. Il primo, apre il disco, è la storia di un rapporto mai nato, quello tra un padre e un figlio, di un amore e una gratitudine mai dichiarati, è un brano in leggero crescendo, con un timbro di voce che parte delicato per poi avanzare e scoprirsi più raschiato e deciso.

L’illusione è invece una presa di coscienza: “hai ragione tu, io non amo te, ma la tua pazienza, quando cerchi di capirmi perché sono un esaltato mentale/ amo l’illusione di qualcuno che venga al cinema con me, ma dovrei amare te..”

La seconda traccia del disco, scanzonata e in pieno stile anni ’70 è La partita, ispirata ai casi di Gabriele Sandri e Ciro Esposito. È un confine spesso labile, quello tra la passione per il calcio degli ultrà e la loro violenza rovinosa e irrefrenabile…“ sotto la sciarpa prendo il coltello solo se rischia la vita un fratello” sono parole forti quelle cantate da Fabrizio Moro, che mostrano come il calcio sia un fenomeno sociale il cui tifo degli ultrà, è ormai da tempo proprio una questione di onore e di appartenenza.

Acqua, terza traccia e singolo che ha anticipato l’uscita dell’album, è forse il pezzo che più lo identifica e che si avvicina allo stile dei lavori precedenti. La grande comunicabilità di Fabrizio arriva dritta al cuore, e ciascuno di noi si può ritrovare nelle sue parole semplici, senza fronzoli, che esprimono le paure, i dolori della vita, l’emotività e la fragilità degli uomini.

C’è poi chi molla la presa come Il vecchio: una musica twist disinvolta, che contrasta con le parole piene di rabbia e di disillusione, di chi non ha più le forze per aspettarsi dei cambiamenti né per ribellarsi al sistema. E c’è chi tiene duro, ed ha ancora il coraggio ed una personalità tale per schierarsi Da una sola parte, brano dalle sonorità western che conferma la varietà stilistica dell’intero progetto.

Chiudono il disco I Remember You, brano ricco di citazioni in cui la protagonista è L’America ed il suo sogno americano tra fallimento e delusione e Ciao zi’ un pezzo unicamente strumentale, con suoni ampi e rilassati, che simboleggiano un delicato “arrivederci”.

Simona Bascetta

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