L’Intervista: Cesare Basile
E’ partito lo scorso 25 Marzo da Catania il Tour del cantautore Cesare Basile che, con i suoi Caminanti, porterà in giro per l’Italia il nuovo lavoro: Tu prenditi l’amore che vuoi e non chiederlo più. 
Proprio in questa occasione ho avuto modo di scambiare qualche battuta con l’artista.
Nei tuoi brani parli di vinti, di emarginati, di quelli che la società vorrebbe far sparire. Questo in netto contrasto con la cultura mainstream, che vuole nelle canzoni solo il bello. È questa la vera essenza dell’essere indipendenti oggi?
Non credo che l’essere indipendenti significhi cantare gli ultimi o i senza nome. No! Sicuramente c’è una cultura imprenditoriale che fa sì che l’arte in generale si occupi di cose che siano rassicuranti, piuttosto che inquietanti. Sicuramente per vendere dei prodotti in maniera semplice bisogna fare in modo che vengano accettati in maniera semplice ed immediata dalla gente. Perciò si parla di corpi perfetti, di uomini e donne bellissime, di successo. Ovviamente sappiamo che questa non è la vita reale. Io credo che la canzone si alimenti della vita reale, e non di quello che viene usato per vendere un brano, un film, un libro, uno spettacolo teatrale, come se si vendesse uno shampoo.
I tuoi testi spesso sono in lingua siciliana. Come vengono accolti al nord, vengono capiti?
Sai, vengono accolti bene. Credo che la difficoltà della lingua venga superata sempre dal fatto che c’è un suono ed una forza nel siciliano, che è comunicativa a prescindere. Per cui al di là della parola in sè, tradotta o capita, c’è un ritmo che ti comunica la storia che stai ascoltando anche se non capisci le parole.
Convieni con me sul fatto che un musicista siciliano per emergere debba andare via, trasferirsi?
Questa è una storia lunga, non è detto. Per un musicista in generale è difficile emergere e fare questo mestiere per svariati motivi. Potremmo fare il solito discorso che investire sulla cultura non è una priorità di questa nazione, ma non diremmo nulla di nuovo. E’ difficile emergere, perchè fare il musicista seriamente, per cui seriamente significa con passione, vuol dire anche non svendere le storie. Per questa ragione è difficile fare arte e cultura in questi anni in Italia, perchè quello che si vuole è proprio la svendita delle storie. 
 L’amore è qualcosa che va donato, ma mai chiesto, secondo te?
Io credo che l’amore vada preso, in generale. In ogni caso nulla può e deve essere così forte da creare una dipendenza.
Come e dove hai registrato l’album?
E’ stato registrato a Catania con diversi amici, come faccio di solito. Hanno suonato con me Manuel Agnelli,  Enrico Gabrielli, Rodrigo D’Erasmo, Massimo Ferrarotto, Simona Norato, Luca Recchia, Marcello Caudullo, i Fratelli La Strada, probabilmente qualcuno non lo ricordo al momento. Tante persone! Mi piace fare gli album così, mi piace che le mie canzoni vengano in qualche modo violentate e forzate da altre orecchie e da altre mani, che non siano esclusivamente le mie.
Il tuo impegno nel Teatro Coppola.
La mia presenza in questo teatro è come la presenza di tanti ragazzi e ragazze, che da tre anni vengono qui quotidianamente e gestiscono dal basso una struttura che altrimenti sarebbe rimasta abbandonata, rilanciando l’importanza e la necessità di una politica culturale che sia fatta di condivisione di conoscenza e di spazi, nel rifiuto della burocrazia e della pretesa di qualunque tipo di amministrazione di gestire la socialità delle persone. 
Egle Taccia
 
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