Ufficialmente pazzi di Pallante, è un album prezioso tutto da scoprire.

Sono le parole che tutto sommato non si possono dire

quelle che ci faranno capire.

Canta così Paolo Pallante, in Sono le parole, uno dei meravigliosi brani del suo album dal titolo Ufficialmente Pazzi, uscito il 20 marzo 2015.

In effetti non è facile trovare le parole per parlarvi di un album che mi ha lasciato letteralmente incantata! Così elegante, di classe, curato straordinariamente sin nei minimi particolari.

Pallante, un uomo, un artista dalla personalità poliedrica, appassionato di musica sin da bambino, che ha scritto, arrangiato, suonato e mixato il suo disco, e che ha potuto contare sulla collaborazione di artisti di alto livello, riuscendo a portare alla luce l’album proprio come lui lo desiderava, dopo due anni di intenso lavoro di registrazione.

Il singolo, Tutto quello che resta…del perduto amor, è stato scritto e suonato insieme ad Alex Britti, una storia d’amore perduta, raccontata tra malinconia e ironia. L‘arrangiamento messicaneggiante, quel tocco magico dell’ukulele, i cori con Erica Mou, i fiati e le percussioni… viene proprio voglia di trascinare qualcuno con per ballare delicatamente al centro di una pista!

Il primo brano che dà il nome all’album, Ufficialmente pazzi, è essenziale, l’atmosfera sembrerebbe soffusa, con un piano suonato in maniera tenue e una voce quasi sussurrata, che ci parla delle fragilità dell’uomo.

Tante le storie raccontate in Ufficialmente pazzi, con una capacità di scrittura propria solo di chi, sa osservare realmente il mondo. Si spazia dalle ballate, allo swing per passare alla canzone popolare, atmosfere insomma retrò riscoperte e riportate nel presente.

La sensibilità di Andiamo in pace, una vera chicca, racconta le storie dei senza tetto, con il loro modo disincantato di guardare il mondo. Tra la terra abitata dalla frenesia di passanti indifferenti, e il cielo, a volte crudele pure lui, nelle notti sempre troppo fredde, altre volte magico, e consolatorio… “ma che notti umide eppure splendide quando l’unica coperta è il cielo, e poi d’un tratto…la felicità.”

La teatralità tipica degli anni di Giorgio Gaber, presente sia in Io sono il massimo, che racconta di un uomo che si pavoneggia fiero e troppo sicuro di sé e anche in King, un uomo da re, tematica attuale di storie di immigrati, di lavoratori stanchi e disillusi in piena crisi economica. 

La Caroppa e Carmelo casalingo, è una storia di altri tempi tra ricchezza e povertà, con i primi segnali di emancipazione femminile. Si parla anche della difficoltà dei rapporti familiari in Fino alle ossa, e di amore in Per sempre, canzone romantica da ascoltare magari la sera prima di andare a dormire, che ci farà riflettere sulla fragilità dei rapporti di coppia oggi, sulla quasi impossibilità di sapersi dire: “ tu amami per sempre perché per sempre io ti voglio amare”. Ma alla fine basta crederci, come per tutti i nostri sogni, e ce lo dice anche Pallante in Che ci importa: che ci importa degli altri se diranno che abbiamo sognato guardando una nuvola; che ci importa degli altri se diranno che abbiamo sbagliato vivendo una favola…

Il disco si chiude sulle corde di A night in Manduria, un pezzo anche questo dalle tonalità notturne di ben oltre 10 minuti, che si fa più incalzante sul finale con l’utilizzo di una serie di slapping.

Ufficialmente pazzi è un disco originale come pochi oggi, elegante e intelligente, ci riporta indietro nel tempo, ma con la freschezza del presente. Un disco che merita di essere conosciuto e di essere portato in giro per i teatri, e chissà, quali saranno a tal proposito i progetti di Pallante! La musica, quella vera, quella lontana dai suoni convenzionali ai quali siamo abituati e che ci impongono le radio e la tv, andrebbe valorizzata molto di più. Per questo vi invito caldamente a metterci su un orecchio, e pure l’altro dai!

Simona Bascetta

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