Il Teatro Coppola di Catania, è stato negli ultimi giorni scenario della chiusura del Tour Teatrale IO SO CHI SONO degli Afterhours. Queste due date siciliane, uniche per tutto il sud Italia, sono state caratterizzate da un record. In soli 90 secondi dall’apertura delle vendite, sono infatti andate entrambe sold out, con lo stupore di tutti, compresa la sottoscritta, che non ha avuto neanche il tempo di provare a prenotare il biglietto. Fortuna che la musica viene sempre in mio soccorso e sono riuscita ad intrufolarmi in veste ufficiale!
Come se non bastasse essere riuscita ad avere un posticino per il live, ho avuto anche il piacere di essere invitata alla conferenza stampa, tenuta da Manuel Agnelli, Rodrigo D’Erasmo e Cesare Basile, durante la mattinata. Si è parlato di tutto, sono stati toccati temi scottanti come quello della criminalità; della cultura come mezzo di salvezza; della pericolosità di internet, definito come l’eroina del 2000, perchè allontana la gente dalle piazze e dagli altri; allo scottante tema della Siae, che ha dato il via ad un bel confronto tra Agnelli e Basile. Inoltre, abbiamo avuto una piccola anticipazione, infatti sembra che stia per nascere un progetto rivolto alla musica classica, ideato da Manuel e Rodrigo e che potrebbe vedere la luce a breve. Per finire, sono rimasta colpita da una critica di Agnelli, relativa all’ambiente indipendente/alternativo italiano, che, a suo avviso, ultimamente è molto più concentrato sull’aspetto tecnico e sullo sfoggio di strumenti nuovi, tipo una chitarra o un pedalino di tendenza, che su quello musicale e cantautorale.
Adesso vi racconto il concerto!
Il live degli Afterhours, riadattato al teatro, si apre con un Manuel Agnelli che raggiunge il palco, intonando solo con la sua voce Io So Chi Sono, entrando dal fondo della sala. Il pubblico non si è subito reso conto, ma quando l’ha visto avvinarsi è esploso di gioia. La parte visual del live è stata ricca di immagini, spesso psichedeliche, proiettate su uno sfondo, realizzato tramite sovrapposizioni. Molto divertente la versione cartoon della band. Tema caratterizzante la serata è stato quello dell’identità, sviscerato nelle numerose letture, che si alternavano spesso alla musica e che hanno portato il concerto ad altissimi livelli. Proprio durante uno di questi reading, il grandissimo Xabier Iriondo ci ha regalato un momento unico, che ha destato tutta la mia curiosità. Suonava uno strumento a me sconosciuto, che emetteva dei suoni distorti, tali da catturare completamente la mia attenzione. Ovviamente a fine concerto mi sono fermata a chiedere il nome di questo strumento misterioso e mi ha spiegato che si trattava di un cordofono da lui costruito. Torniamo al concerto! Vi è stato più di un bis, addirittura tre; alla seconda uscita la band ha eseguito Non è per sempre, girando per il pubblico e lasciando che la cantasse a squarciagola. Il live si chiude pochi brani dopo, con la tristezza dei tanti, che avrebbero voluti trattenerli per sempre lì con loro.
Ma adesso ho una sorpresa per voi! Visto che il Coppola appartiene ad uno di quei luoghi sacri della musica, che vengono comunemente definiti come teatri occupati e che spesso sono più curati di moltissimi club; ho deciso di fare qualche domanda a Manuel e Rodrigo, per cercare di capire il loro punto di vista sui locali italiani e sulla musica dal vivo.
Secondo Rodrigo: …”è un po’ un falso mito il fatto che i live club italiani non siano all’ altezza di quelli europei, e non solo, dal punto di vista tecnico. I problemi comuni a molti locali, a mio avviso, dipendono dai cosiddetti “localari, da chi li gestisce. Andando dalla programmazione, alla cura che ci mettono, ai materiali che vengono utilizzati. Ad esempio, quello che è stato fatto a livello di qualità dall’ Angelo Mai, non l’ho visto fare in nessun locale, nonostante gli investimenti che ci sono alle spalle. Ho visto locali diventare fatiscenti dopo pochi anni, nonostante le enormi spese iniziali, a causa della mancanza di manutenzione”.
Secondo Manuel, invece, …” è importante porre un punto di domanda anche sulla gestione mercantile di questi locali. Negli anni ’90 c’era più passione nelle persone che se ne occupavano e li hanno fatti crescere ed hanno fatto crescere anche una scena che è stata vitale in quel periodo. Queste stesse persone ad un certo punto hanno voluto realizzare anche la parte professionale, cercando di monetizzare, muovendosi comunque in certi ambienti, come il nostro. Questa è una contraddizione. Diventa uomo d’affari in tutto e per tutto. Se vuoi produrre cultura lo capisco ed apprezzo, ma non mi fare un discorso commerciale. In Italia funziona così, da un lato vogliamo fare cultura, dall’altra vogliamo guadagnare in questo modo; ma usare la cultura come scusa per giustificare una situazione professionale che non funziona, no! Se produci sfruttando le altre persone, non va bene.”
Egle Taccia
 
 
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