Che i Santa Margaret siano una delle band emergenti più interessanti del momento, sembra chiaro a tutti. Hanno già calcato prestigiosi palchi, sono riusciti ad avere una grandissima visibilità vincendo il Coca Cola Summer Festival nella sezione giovani ed hanno all’attivo un Ep, contenente cinque tracce più un b-side strumentale, dal titolo Il suono analogico cova la sua vendetta vol. 1 ed è in arrivo anche il vol. 2. Secondo voi com’è stato registrato l’album? Scopriamolo insieme ad Angelica Schiatti, leader della band.
Mi racconti in breve la storia del gruppo e l’origine del nome?
Il nome in realtà nasce dopo un ragionamento, perchè volevamo un nome che avesse una connotazione femminile; essendoci io la quota rosa doveva essere sottolineata. Volevamo un nome che rappresentasse un po’ l’Italia, ma che al contempo fosse esportabile, quindi abbiamo scelto Santa, perchè è una parola tipicamente italiana nel mondo e Margaret perchè è un nome straniero, che però si pronuncia così come si scrive. Santa Margaret poi è diventata la nostra isola che non c’è, dove abbiamo trovato il nostro mondo e il nostro suono. La storia parte da me e Stefano, chitarrista e produttore della band, perchè lui aveva prodotto dei miei brani e questo ci ha spinti ad unirci e lavorare insieme. Da questo connubio sono nati i brani del vol. 1 e del 2 che è in uscita. Abbiamo deciso che volevamo un sound da band, abbiamo chiamato i ragazzi, che già conoscevamo e con i quali avevamo già suonato in formazioni diverse. In fondo era nell’aria che avremmo un giorno formato una band.
Il disco è stato registrato in modo particolare per i nostri tempi, ce ne vuoi parlare?
E’ stato registrato in analogico, che è il modo in cui si facevano i dischi un po’ di anni fa. Quando è arrivato il digitale ci siamo messi tutti a fare i dischi in questo modo, ma in realtà l’analogico non era da buttare. Adesso ci stiamo rendendo conto che la registrazione in analogico e l’ascolto della musica in vinile è diverso dalla registrazione in digitale o dall’ascolto di un file digitale, ovvero lo spettro di frequenze che puoi ottenere è diverso. Noi volevamo ottenere quel timbro musicale, che solo il nastro digitale può dare e l’abbiamo fatto; è come fare una fotografia in pellicola o in digitale, per alcuni soggetti è meglio in un modo, per altri nell’altro.
Chi ha curato la copertina dell’album e cosa rappresenta?
La copertina l’ha disegnata Shout che è un illustratore italiano molto famoso all’estero, che ha identificato il titolo del nostro disco e la nostra musica (perchè ci conosce e ci segue da tempo) con questo simbolo pop, che sembra una rotella di liquirizia, ma in realtà è un serpente…poi la liquirizia può ricordare il vinile, il nastro. Scopri che è un serpente solo avendo il disco fisico tra le mani e girandolo dall’altra parte; in conclusione è la sua interpretazione del titolo, della vendetta rappresentata dal serpente e anche dell’andare oltre le cose…girare…
Che date avete in programma?
Il 7 marzo suoneremo a Milano, dopo un sacco di tempo, al Circolo Arci Ohibò ed il concerto sarà aperto dalla band Le Formiche; poi suoneremo a Treviglio, Varese, Grosseto, Roma e in Puglia, ed in molte altre città, che troverete sui nostri canali ufficiali.
Ci racconti un aneddoto o qualcosa di curioso che vi è capitato in tour?
Nei tour scalcinati delle band emergenti ne succede una ogni due minuti. La settimana scorsa, ad esempio, abbiamo dormito in un posto senza coperte, con un freddo cane ed il campanile della chiesa, proprio sopra la finestra. Suonavano le campane in continuazione ed è stato un incubo. Ne succedono davvero di tutti i colori.
Egle Taccia
 
Urbanweek L’Intervista: I Santa Margaret
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