Take Me to Church” è stata visualizzata circa 10 milioni di volte su Youtube. Ha avuto più di 87 milioni di ascolti su Spotify. E’ stata in testa alla classifica nel suo paese, l’Irlanda, fermandosi al numero due negli USA e un ottimo n°5 nel Regno Unito. Ottiene una candidatura agli MTV Europe Music Awards 2014 nella categoria “Best Song With a Message” e una ai Grammy Awards nella categoria “Canzone dell’anno”.
Risultati sorprendenti per Hozier, un ragazzo di ventiquattro anni, che il 13 Gennaio è uscito anche in Italia con il suo primo album, “Hozier”, in cui sonorità blues si fondono con il pop  e con il soul.
Nato a Bray, nella contea di Wicklow,  Andrew Hozier-Byrne ha frequentato il Trinity College di Dublino studiando musica per circa un anno. Abbandonati gli studi, si è dedicato ai demo per la Universal Music e al gruppo degli Anúna.
Take Me to Church” si presenta come un pezzo dal forte impatto emotivo e sociale, impreziosito anche dal videoclip che racconta della repressione omosessuale in Russia.
Il brano è stato scritto da Hozier dopo la rottura con la sua prima fidanzata, cercando di incrociare la sua vicenda con una riflessione sull’amore, in tutte le sue forme.
Le altre dodici canzoni che compongono il primo album di Hozier, riescono a mantenere, tra alti e bassi, le aspettative nate dal singolo di successo.
L’alternanza fra una scrittura brillante e colorata in “To Be Alone”, per poi passare alla fragile e delicata “Cherry Wine”, conferisce una versatilità stilistica sorprendente per la giovane età del cantautore irlandese. “Like Real People Do” è un lamento che rinnova il controverso rapporto dell’artista con la spiritualità.  “Angel Of Small Death & The Codeine Scene” e “From Eden”, si evidenziano soprattutto per le intuizioni musicali, sempre di natura blues, virando però verso contaminazioni con il soul e la tradizione celtica. “Jackie And Wilson”  è un omaggio al bluesman Jackie Wilson, ed è contraddistinta dai grintosi riff blues–rock.
Il gospel di “Work Song” mette in evidenza la sua abilità di strumentista.
Ma “Hozier” è anche romanticismo e sentimenti, come “It Will Come Back”, pezzo folk in cui duetta con Karen Cowley e “My Love Will Never Die”, in cui accordi grezzi e affilati come rasoi esasperano il filo sottile fra amore e morte.
Certamente l’album non è privo di ingenuità: “Someone New” non riesce ad “aprire” in modo convincente nel ritornello, mentre “Foreigner’s God” soffre di un suono monotono e cupo. “Sedated” si presenta più vivace, ma inciampa nel pop meno raffinato e più “giovanile”.
Tra le quattro tracce della deluxe-version dell’album, si segnalano “Run” per la sua struttura distaccata (non completamente) dal resto del disco e la claustrofobica malinconia di “Arsonist’s Lullaby”.

Hozier”, se da un lato fatica a mantenere le vette di “Take Me to Church”, dall’altro presenta una coerenza e una maturità stilistica notevole. Il merito dell’artista sta nel fatto di percorrere la strada del blues, strizzando l’occhio al pop-rock e al soul, senza disturbare l’ascoltatore.

 
Hozier : il blues che viene dall’Irlanda

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