Speciale Sanremo: KuTso – Blog Urbanweek
Gli artisti che sto per presentarvi ci regaleranno sicuramente grandi emozioni al Festival…Già il nome è tutto un programma, perchè Kutso se lo pronunci all’italiana non significa granchè, ma se provi a leggerlo all’inglese…sì, lì il significato lo trovi!!!
Tra tutto quello che ho ascoltato finora è il progetto migliore che, a mio avviso, salirà su quel palco. I KuTso hanno già alle spalle molti concerti ed una bella visibilità in quello che a noi piace chiamare ambiente indipendente italiano. Il loro modo eccentrico di presentarsi e di approcciarsi alla musica e alla scrittura dei testi sono certa che vi conquisterà.
Leggete quello che ci hanno raccontato riguardo alla loro partecipazione al Festival!
Vi aspettavate questa “chiamata” al Festival?
In effetti fino a pochi giorni prima di iscriverci al festival, non stavamo minimamente pensando a questa possibilità, poi siamo stati convinti dalla nostra casa discografica che valeva la pena di tentare. Quando siamo entrati nei sessanta, abbiamo cominciato a crederci davvero e quindi ci siamo giocati il tutto per tutto.
A proposito di chiamate, il vostro nome a Sanremo?
Il nostro nome, che si scrive “kuTso”, probabilmente verrà letto da Carlo Conti con una pronuncia “italica”, ovvero “cuzzo”; tuttavia c’è anche chi lo pronuncia all’inglese con la “u” che diventa “a”. Noi lasciamo la libertà al “pronunciante” di scegliere la modalità che più si confà alla propria personalità.
“Elisa” è il brano che porterete al Festival. Di cosa parla?
“Elisa” è un gioco musicale che ironizza sull’eterno divario che separa la donna dall’uomo nei rapporti di coppia: la prima romantica, cerebrale e idealista; il secondo superficiale, materialista e “fisico”. Il brano è anche un pretesto per prendere in giro i cliché delle canzoni d’amore, utilizzando termini cacofonici e antipoetici come “petting” e mettendo l’accento sull’aspetto concreto dell’amore lontano da qualsiasi banale e reiterato aulicismo.
Rispetterete le regole oppure avete intenzione di provocare un po’, come siete soliti fare?
Vogliamo divertirci e siamo contenti di rappresentare l’aspetto surreale e giocosamente nevrotico del festival con la nostra musica e fisicità sui generis.

 Tra i big c’è qualcuno che vi piace particolarmente?
Facciamo il tifo per Alex Britti, che è anche il nostro attuale produttore.
Avete partecipato all’Hitweek Festival con Caparezza, cosa vi ha colpiti di più della manifestazione?
Hitweek ci ha portati a Miami in America per l’apertura del concerto di Caparezza ed è stata un’esperienza unica che ci ha catapultati in una dimensione totalmente diversa da quella italiana fra grattacieli, casette con giardino, macchine enormi e luccicanti, yacht e ville per superricchi e tanto sole e mare. Abbiamo avuto l’occasione anche di conoscere meglio Caparezza artisticamente e umanamente, scoprendo prima di tutto una persona estremamente disponibile e rispettosa di chi come noi si è fatto le ossa suonando per anni ovunque ci fosse una presa per la corrente.
Come pensate di stemperare l’emozione sanremese?
Non la stempereremo affatto, la accumuleremo fino a farla esplodere tutta insieme sul palco durante la nostra esibizione.
Aspettatevi quindi un’esibizione da ricordare!
Ecco il loro brano!
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Egle Taccia

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