“Blues ruvido e sporco, alternativa, folk, garage, rock, canzoni di lavoro e tutto quello che si può mettere dentro ad una chitarra e ad una voce”…
E’ questo il modo in cui Fabio Mora e Fabio Ferraboschi (storici componenti de I Rio) parlano del loro nuovo progetto Mora & Bronski, che è sfociato nella recente pubblicazione di Naif, un album dalle tante sfumature e perfetto come sottofondo alle vostre fredde serate invernali.
Li ho incontrati di recente, proprio per carpire maggiori dettagli su questa loro passione blues.
Vi ho conosciuti come I Rio, ora vi ritrovo con questo nuovo progetto, come coniugate queste due anime?
 Come lo Ying e lo Yang.
Non può esistere il buio senza la luce e viceversa.
Così i RIO stanno a Mora & Bronski come Mora & Bronski ai RIO.
Due parti della stessa anima, dello stesso cuore che in questo periodo avevano voglia di raccontare in modo diverso sfumature e dettagli, le cose che viviamo e sentiamo, filtrandole alla fine attraverso una musica più congeniale.
L’intervista: Mora & Bronski
Il mezzo con cui riusciamo ad esprimere al meglio le nostre sensazioni.
Com’è nata l’idea dell’album?
 Molto naturalmente.
Io & Bronski portavamo comunque a spasso i blues due o tre volte all’anno.
Saltuariamente.
Ma questo ci faceva stare bene.
Al momento, i RIO si sono presi un pausa artistica “dopo 10 lunghi anni di su e giù in giro per il mondo”, quindi abbiamo approfittato per mettere nero su bianco una passione che continuava a bruciare da sotto la cenere.
Così, nell’arco di tre fredde mattine di ottobre, abbiamo registrato i 13 brani che compongono “Naïf”.
Perché Naif?
 Perché è radicale.
Ingenuo.
Semplice.
Proprio come il modo di vedere e dipingere dei pittori naïf.
E così è la musica che si snoda attraverso il cd.
Quello che esce da ogni singola traccia.
Istintivamente grezzo.
Mio padre era un pittore naïf.
Io sono nato a Gualtieri, un piccolo paese della pianura padana situato sul confine segnato dalle rive del fiume Po, tra Reggio Emilia e Mantova.
Il paese di Antonio Ligabue.
Il mio paese, era un paese di naïf.

Cosa troviamo dentro l’album?

 Prevalentemente, essenzialità.
Nessun fronzolo…
Nessun effetto o sovraincisione che potrebbe risultare particolarmente affascinante o attuale per catturare l’ascoltatore.
Per quello, ci sono le canzoni.
I Blues.
Nudi e crudi.
Qualche battito di mani, di piedi, schiocchi di dita, una chitarra e una voce.
E molto, molto cuore.
 La selezione dei brani è stata difficile?
Assolutamente no…
Non vorrei sembrare ripetitivo, ma credo che sia stato il disco che è nato nel modo più naturale possibile, di sempre.
Anzi, qualche canzone “cover”, l’abbiamo ascoltata un paio di volte, e poi registrata.
Così, immediatamente, quasi sempre alla prima.
One shot!
Io e Bronski ormai, abbiamo un buon affiatamento…
Uno sguardo, un respiro più o meno pesante, un grugnito…
Basta veramente poco per capire se una cosa ci piace o no.
L’atmosfera nello studio era più che rilassata…
Il mood migliore per far parlare le cose che contano.
 A quale siete più legati?
Sicuramente, a parte qualche vecchio cavallo di battaglia come Crossroads Blues o Hard Times Killin’Floor, a Caterina Della Neve, il nostro inedito.
La nostra sfida di voler inserire un brano in italiano dentro ad un genere difficile come può essere il blues, appunto cantato in italiano.
Siamo soddisfatti.
Ci piace ciò che ne è uscito, questo mix di cantautorato italiano “Old Style”, mescolato al folk Afro-Americano.
Avete in mente un tour?
Siamo attualmente in tour e abbiamo diversi appuntamenti, che vanno da qui fino ai primi marzo.
Siamo comunque disponibili a suonare ovunque ci sia bisogno di Blues…
Poi quando i RIO torneranno “on the road”, per i concerti, cercheremo di incastrare gli impegni di entrambi i progetti.
So che sarà “quasi”, impossibile, ma ci proveremo.
Anche se i blues ormai corrono liberi lungo la strada e sarà quindi difficile fermarli.
 
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Salutiamo con affetto i nostri cari Mora & Bronski con la promessa che li andremo a cercare nelle nostre città per ascoltarli dal vivo.
Egle Taccia

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