La scorsa estate, in apertura ai mitici Lacuna Coil, ho scoperto questa band incredibile! Non avrei scommesso un centesimo che fossero italiani, visto il loro sound super internazionale! Nonostante non avessimo concordato nulla, poco dopo l’esibizione si sono trovati catapultati davanti alle telecamere di Urbanweek per parlarci del loro progetto. Sono dei musicisti bravissimi, trasmettono un’energia incredibile e cosa che non guasta mai, sono anche molto simpatici!
Si chiamano The Last Fight, sono italianissimi, vengono dal freddo nord e girano spesso per l’Europa con la loro musica very very rock!
Recentemente ho avuto di nuovo il piacere di scambiare due chiacchiere con loro ed ecco cosa ne è venuto fuori:

Ci raccontate la vostra storia?
È nato tutto in una birreria, con l’aiuto di qualche pinta e la voglia di cambiare un po’ le nostre vite musicali. Arrivavamo da gruppi e generi differenti, così abbiamo cercato di raccogliere il modo con cui ognuno di noi vedeva la musica e tutta l’energia positiva in una band.
In che genere musicale si inquadra meglio la vostra musica?
Rock, non penso ci sia bisogno di aggiungere altro, tutto arriva da lì.
Testi in inglese e forti influenze internazionali hanno portato la vostra musica all’estero e vi hanno permesso di salire su importantissimi palchi. Raccontateci com’è andata.
Abbiamo sempre pensato che cantare in inglese ci avrebbe dato la possibilità di portare in giro per il mondo i nostri pezzi e così, oltre ai palchi italiani, abbiamo viaggiato in diversi Paesi europei e non. È stupendo vedere come, fuori dai nostri confini, i ragazzi abbiano voglia di musica e questo ci porta a continuare la nostra “lotta internazionale”.
Qual è stato il concerto più emozionante?
Emotivamente direi il primo concerto in Ucraina. Stavamo andando in un Paese dove era in corso una guerra (e purtroppo non è ancora finita), senza sapere cosa avremmo trovato e questo un po’ ci intimoriva. Così, dopo ore di furgone su strade fatiscenti, ci siamo imbattuti nel passaggio di un convoglio militare con carrarmati e camionette in stile sovietico. Eravamo terrorizzati, ma giunti nel locale dove avremmo dovuto suonare, il calore delle persone e la loro voglia di divertirsi andando oltre quello che stava succedendo fuori, ci ha fatto dimenticare tutto. È stato davvero emozionante!!!
Il riconoscimento a cui siete più legati?
Il miglior riconoscimento sono le persone che ci seguono in tutti i concerti e si fanno un sacco di chilometri per noi.
Qualche aneddoto sulla vostra esperienza col Red Bull TourBus?
Già di per sè, salire sul tetto di un corriera anni 60 “pimpata supercool” è un aneddoto… Comunque posso dire che suonare sul tourbus della Red Bull è assolutamente divertente, ci si sente in una grande famiglia. E poi si suona sempre in posti da sogno!
A cosa state lavorando adesso?
Aspettando l’uscita del nuovo album  AVE che dovrebbe arrivare a breve, stiamo lavorando anche a nuove idee
Avete in mente un tour?
Abbiamo in mente un sacco di posti in Europa dove andare a suonare, stiamo cercando gli agganci giusti per poterlo fare, ma speriamo anche di poter tornare nei posti dove abbiamo passato dei momenti fantastici e poi con quel calore e quegli splendidi scenari, come possiamo non pensare di voler tornare in Sicilia?
Vi saluto con una loro canzone…
Ciauuuu!
Egle Taccia
 
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