Non molto tempo fa vi ho presentato il suo ultimo album, “In Cile Veritas”; oggi invece vi introduco la recente chiacchierata con Il Cile , in cui mi ha parlato dei suoi inizi e della spensieratezza di quei tempi, delle emozioni vissute sul palco dell’Ariston e del suo ultimo album. Molti di voi conoscono i suoi successi, alcuni hanno sentito parlare di lui grazie alle sue collaborazioni con grandissimi nomi della musica italiana; i più fortunati l’hanno ascoltato dal vivo in tour o in apertura a concerti da favola, come quelli di Ligabue; adesso è qui a stupirci con il suo nuovo album, che già profuma di successo.
 
Parlaci dei tuoi inizi, della tua prima band, della vittoria al Festival di San Marino e di come hai conosciuto i Negrita.
Avevo una band chiamata “Club”, vinsi il festival di San Marino a pari merito con una band chiamata “Testata nucleare”; ancora sorrido se ripenso alla spensieratezza discografica di quei tempi anche nell’avallare determinati nomi. Facemmo un tour per tutta Italia nel 2004, il TimTour, poi sciolsi il gruppo; scrivevo e componevo solo io sotto la supervisione di Fabrizio Vanni,un produttore aretino che mi permetteva di incidere nel suo studio le mie idee, nel 2007 queste idee arrivarono tramite Vanni a Fabrizio Barbacci, produttore di Negrita,Ligabue,Gianna Nannini…tutto il resto è …vita!
 
Sanremo: che ricordi hai della tua partecipazione al Festival?
Non ricordo molto, per motivi tecnico pratici che ora non sto a spiegare nel dettaglio. Posso solo dire che se dovessi ritornare su quel palco affronterei tutta l’esperienza con rigore mentale e spirituale massimo. Si sentono la pressione e la gara a Sanremo, chi dice il contrario mente sapendo di mentire.
 
Ci parli del tuo romanzo?
E’ uno zibaldone ironico e dissacrante sulla vita di un rocker, che scende dal piedistallo e sciorina miserabili esperienze amorose finite dolorosamente e mai cicatrizzate.
 
Presentaci “In Cile Veritas”.
In Cile Veritas è un album nato con naturalezza, senza forzature né troppi schemi logici, ho aperto una valvola creativa che in quel momento voleva fare fuoriuscire i brani che ora sono nel disco.
 
Che sentimenti hai legato al disco?
Più che sentimenti tanti bei ricordi, i provini registrati con la band d’estate nella villa con piscina del mio chitarrista, dove una cassa di Tennent’s durava giusto una giornata e dalle 19 in poi era festa. Poi la preproduzione ad Acquapendente con Fabrizio Barbacci, che mi ha fatto connettere umanamente a lui ad un livello superiore. Le telefonate col mio manager Marcello Venturi, che mi dava in tempo reale i suoi pareri sugli mp3 che riceveva. Non so come, ma adesso a ripensarci mi viene da piangere, forse sto invecchiando.
 
“Sapevi di me” è il singolo che ha accompagnato l’uscita dell’album, ce lo racconti?
Sapevi di me chiude la triologia -tormento amoroso e di vita- iniziata con “Cemento armato”, continuata con “Siamo morti a vent’anni” e chiusa appunto con “Sapevi di me”.  Il soggetto femminile è il solito, una donna che adesso vive felicemente con un’altra donna, questa esperienza amorosa per motivi che solo col tempo ho capito, ha cambiato la mia visione dell’esistere, della società che mi circonda e del genere umano.
 
Hai in programma un tour? Puoi già darci qualche anticipazione?
Inizierà a dicembre e le date saranno consultabili a breve sui miei social e sul mio sito www.ilcile.com
Egle Taccia
 
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