Ciao a tutti!

Oggi avremo con noi i Perturbazione, band torinese che parteciperà nella categoria Campioni al prossimo Festival!

Sicuramente molti di voi li conosceranno visto che hanno cominciato nel lontano 1988, hanno suonato praticamente ovunque, il loro ultimo cd “Musica X” è già uscito da qualche mese, regalandoci bellissimi brani e  numerose collaborazioni (I Cani, Erica Mou, Luca Carboni).

La band è stata fondata da Tommaso Cerasuolo (voce) e Rossano Lo Mele ( batteria), a cui si sono aggiunti successivamente Gigi Giancursi (chitarra), Elena Diana (violoncello), Cristiano Lo Mele (chitarra) e Alex Baracco (Basso). Porteranno al Festival due brani: “L’unica” e “L’Italia vista dal bar”.

Adesso mettetevi comodi e leggete quello che ci hanno raccontato!

Come nascono le vostre canzoni?

Non c’è una formula precisa se non l’urgenza di un giro musicale o di un testo, di una storia da raccontare. Nel tempo abbiamo sempre cercato di non rendere uniforme il processo di scrittura e affinazione di una canzone, proprio per poterci permettere di lasciare aperte tutte le possibilità in cui una di queste possa essere declinata.

Se doveste scegliere una colonna sonora per i vostri anni insieme, da quali brani sarebbe composta?

In “Smells like teen spirit” Cobain dice: “Our little group has always been and always will until the end”. Lui probabilmente si riferisce a un gruppo di amici. Visto da quanto tempo stiamo insieme, direi che questo passaggio del testo ci rappresenta.

Poi “Diana” di Paul Anka. Fu la prima cover che suonammo al Liceo e in seguito si aggiunse al gruppo Elena, che porta proprio quel cognome.

Sicuramente “Get me away from here” dei Belle and Sebastian di cui abbiamo fatto la versione italiana apprezzata da loro stessi.

Anche “I migliori anni della nostra vita”, bellissima canzone di Renato Zero, una tra le tante, di cui abbiamo eseguito una nostra versione. La realtà è che abbiamo così tanto sperimentato con i pezzi altrui, che è difficile trovare un autore a cui non abbiamo per un giorno sottratto un brano.

Mi ha incuriosito molto un vostro spettacolo “Le città viste dal basso”. Vi va di raccontarci com’è nato questo progetto?

L’idea era quella di un grande contenitore in cui incorporare ospiti di estrazione, provenienza e fama diverse. Con un filo conduttore: raccontare le storia della città italiana attraverso canzoni che parlassero di essa. Ogni musicista finisce prima o poi  per parlare di una città, del modo in cui viene vissuta, delle storie che nascono sul suo sfondo. Così potevamo ogni volta bissare lo spettacolo senza mai averne una versione con gli stessi ospiti e le stesse canzoni.

Con che spirito affrontate questa avventura sanremese?

Con lo spirito giusto, crediamo. Siamo un gruppo che ha fatto più di 500 concerti, non creato a tavolino. I nostri ascoltatori li abbiamo conquistati sul campo. Per la prima volta abbiamo l’opportunità di aprirci a un pubblico molto più numeroso ed eterogeneo a cui sappiamo di non essere mai arrivati. E ci auguriamo che questo incontro possa essere interessante per entrambi.

Parlateci di Musica X e delle sue numerose collaborazioni.

Secondo noi una band può solo trarre beneficio dal collaborare con persone sempre diverse, che portino nuovi stimoli, nuova materia di riflessione, nuovi orizzonti. In questo senso è nata per il disco la collaborazione intensa con Max Casacci. All’interno del disco che verrà rieditato con l’aggiunta dei due brani di Sanremo, avevamo collaborato con Luca Carboni, Erica Mou e I Cani. Tre esperienze completamente diverse che s’integravano armonicamente all’interno del racconto del disco.

Il cd è stato lanciato in maniera molto originale, infatti lo avete pubblicato in allegato a La repubblica XL. Cosa vi ha portati a questa scelta?

L’idea nasceva dalla possibilità di utilizzare nuove forme di diffusione del supporto cd, in base al fatto conclamato che la tecnologia ha quasi superato e reso obsoleto un oggetto che non più di 15 anni fa era considerato avanguardia.

Raccontateci “L’unica” e “L’Italia vista dal bar”, i brani che presenterete a Sanremo.

“L’unica” è in fondo una canzone d’amore realista. L’amore viene sempre cantato come monogamia e fedeltà. Ma nella vita di un essere umano s’intrecciano più storie che attraversano i suoi diversi momenti. Cosa succede se per una volta si prova a tirare le somme di questo fatto?

“L’Italia vista dal bar” è invece il tentativo di scoprire quanto del bar entri nella Weltanshauung di un italiano. E l’italiano non è fuori di noi. Non è una canzone d’accusa, ma uno sguardo interiore che molto spesso viene rivolto agli altri. E si scopre di non essere così diversi dall’oggetto delle nostre continue lamentele. Oggi, gridare “Vergogna” è diventato uno sport nazionale. Tutti lo gridano a tutti. E non si vergogna più nessuno. Perché in fondo, siamo tutti uguali. E tutti prima o poi entriamo in un bar.

Che ne pensate del cast artistico del Festival?

A proposito delle continue lamentele, una delle classiche è: non ci sono più i Festival di una volta. Un tempo avevamo i Rino Gaetano, i Vasco Rossi, gli Adelmo Fornaciari. Oggi non si osa più. Credo che questo Festival andrà valutato col senno di poi. E credo che si scoprirà che le scelte a monte sono state coraggiose. Magari non abbastanza, converrà qualcuno. Penso a un’artista nascente come Levante, esclusa dalle nuove proposte in un momento in cui sarebbe stato fondamentale per la sua carriera esserci. Noi siamo riusciti a essere invitati dopo un decennio di tentativi e auguriamo agli artisti più giovani di non dovere aspettare tutto questo tempo.

Vi è piaciuta l’intervista? Allora rimanete incollati al blog, perchè lo speciale continua e avremo ancora tanti ospiti!

Ringraziamo i Perturbazione con un enorme in bocca al lupo per Sanremo!

A presto!

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