“Questo non è un caos disordinato”

La musica non ha mai interessato esclusivamente l’udito.
Anche se, dobbiamo ammetterlo, l’orecchio è l’organo più interessato da questa forma d’arte; ascoltare una canzone non significa soltanto sentirla. È un’esperienza che interessa i nostri sensi ma, anche la nostra immaginazione e le nostre sensazioni.
Martin Klimas, artista e fotografo tedesco, prima di oggi conosciuto soprattutto per le sue “esplosioni” (lasciava cadere delle statuine di porcellana da un’altezza di tre metri, fotografandole al momento dell’impatto per scoprire geometrie, se non espressioni, del tutto diverse e inaspettate) torna a fare parlare di se, proponendoci di dipingere la musica, o forse, di dipingere con la musica. Permettendoci di “vederla” sotto una luce del tutto nuova, inaspettata e straordinaria eppure familiare come se fosse conosciuta, o almeno immaginata, da sempre.
Invece di dipingere lasciandosi ispirare da una canzone, Klimas lascia che sia la musica ad esprimersi da sé.
Come? Posizionando una cassa orizzontalmente e versando 170 grammi di vernice colorata direttamente sulla membrana dell’altoparlante. A quel punto basta una macchina fotografica con l’otturatore regolato a 7 millesimi di secondo e premere play al massimo del volume.

Attenzione però, non è consigliabile ripetere l’esperimento a casa, visto che è necessario un volume così alto da aver fatto letteralmente esplodere due delle casse utilizzate da Klimas.
Semplice, no? Così semplice che nessuno ci aveva mai pensato prima.
Eppure il colpo di genio di Martin Klimas, non nasce dal nulla, nel buio del suo studio, ma ha profonde radici nell’arte e nella scienza dello scorso secolo.
Klimas prende sputo da Jakson Pollok, e Hans Jenny, oltre ovviamente a Jimi Hendrix, Miles Davies, Carl Orff e Richard Wagner, la cui musica, secondo l’artista, era quella che meglio delle altre si prestava al suo concetto di arte.
Pollock è il padre dell’Action Painting e della c.d. tecnica della sgocciolatura, da cui Klimas acquisisce l’uso libero del colore. Hans Jenny invece non è né un pittore, né un musicista ma anche lui è indispensabile per ispirare Klimas, a lui infatti si devono all’inizio del secolo, gli studi sulla forma delle onde sonore e il modo in cui reagiscono con le diverse sostanze, è stato lui il primo a confutare che il movimento di un’onda sonora non segue “un caos disordinato” ma un artistico equilibrio.
Anni di scienza, musicale e non solo, 70 litri di vernice colorata, e una mano pronta ad immortalare delle sculture musicali che r-esistono per non più di un secondo, ed ecco una forma d’arte del tutto nuova ed originale, che distrugge l’immagine per ricostruire il concetto, e fonde gli stili più diversi per creare qualcosa di shockante ed inaspettato, in perfetta sintonia con i canoni artistici di questo inizio di secolo.
Ma per un’opera che esprime la musica senza usare un suono abbiamo già usato troppe parole.
Non resta che lasciare spazio all’immagine.

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